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Books / Literature | Popularity: 0 | Entries: 376 | Modified: 354d 5h ago | | Add to My Feeds
Il professore Bouc
September 1st, 2010
Teorie di un irascibile 9788890302244.jpg Autore: Jean-Luc Coudray Traduttore: Viviana Mucci Editore: Edizioni Idea Prima edizione: 01/2008 Edizione corrente: 01/2008 EAN-ISBN: 9788890302244 Pagine: 125 Rilegatura: brossura Prezzo di copertina: 10,00 Euro Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione I racconti, le novelle e i disegni di questo autore contemporaneo francese sono tutti caratterizzati da una dominante componente umoristica. «Se è necessario raccontare delle storie per scrivere, detesto raccontare per raccontare», afferma lo stesso Coudray. «Tutti i comportamenti e i pensieri dei miei personaggi devono essere mossi da una necessità e questa necessità è spesso quella dell'humour». Il professore Bouc, lo stravagante studioso che si avventura in esperienze spaziali, quali un viaggio sulla Luna e su Giove, con i suoi ragionamenti assurdi arriva alla conclusione che non si può contare su niente, né tanto meno sulla scienza e sulla concezione che l'uomo si è fatto dell'universo. Jean-Luc Coudray lotta contro la gravità della vita e l'irrisorio, vestendo di nuovo tutte le circostanze che ci assalgono. Nei suoi racconti tutto conduce a situazioni assurde o in ogni caso inattese. In questo libro la fonte dell'ironia di Coudray è la «scienza» del professore Bouc, una scienza snaturata che mette il suo potere dimostrativo al servizio dell'humour. Note biografiche Nato a Bordeaux nel 1960, Jean-Luc Coudray ha pubblicato in Francia undici opere, tra novelle, testi umoristici, disegni e soggetti di fumetti. In Italia ha già pubblicato la "Guida filosofica del denaro" e recentemente Il signor curato (Edizioni Idea, gennaio 2008). Estratto Le invenzioni del professore Bouc Il fatto che il professore Bouc continuasse a occuparsi di ricerca scientifica da fuorilegge e che, essendo stato escluso dal mondo dell'astronomia, avesse rifiutato qualsiasi evidenza scientifica e tecnologica del suo tempo, ormai non era più un segreto per nessuno. Da quando lavorava da solo, si era messo in testa di riscoprire ogni cosa da zero, servendosi unicamente di strumenti rudimentali. Lo si poteva scorgere mentre osservava ingenuamente la Luna con un piccolo cannocchiale e annotava su un taccuino osservazioni grossolane e imprecise, disseminate di interrogativi: «Esistono oceani lunari?». «Il nostro satellite è abitato?». Di settimana in settimana, il professore copiava su quadernetti i suoi progressi quotidiani puerili e inquietanti. Era alquanto strano, ad esempio, scoprire che aveva reinventato la calcolatrice meccanica di Pascal per prevedere le eclissi solari. Ma nessuno si aspettava di vederlo in giro, col cannocchiale in spalla, sulla sua ultima reinvenzione, una vecchia bicicletta d'epoca con i cerchioni di legno, appositamente studiati per spostamenti più rapidi. «Troppo facile», borbottava la gente. «Non inventa niente di nuovo». Eppure, chino sulle sue scartoffie, il professore Bouc aveva l'aria di chi sa il fatto suo e, andando per tentativi, riuscì a trovare il principio del motore a vapore, secondo il quale costruì un autoveicolo che raggiungeva i trenta chilometri orari, con grande dispendio di combustibile. Tutte quelle invenzioni gli aguzzarono l'ingegno, lo avvicinarono alla filosofia e lo indussero a definire il metodo del dubbio sistematico, l'abbiccì di una mente scientifica. Il professore Bouc tendeva a un crescente isolamento dal mondo moderno. Ma cominciò a destare l'interesse dei più quando inventò l'antenato del razzo, oggetto che, per l'appunto, non aveva antenato. Certo, il razzo del professore non andava né molto lontano né molto in alto, ma che ingegno! Racchiudeva la grandezza dei secoli andati, in cui non venivano costruite semplici macchine, ma vere e proprie opere d'arte nella forma e nello stile. Così, le invenzioni del professore Bouc andavano a rimpiazzare gli anelli mancanti della catena evolutiva degli oggetti articolati. L'anziano accademico inventò anche alcuni locomotori destinati a occupare i posti vacanti della storia della locomotiva. Un giorno costruì una sorta di rudimento della carriola così perfetto che venne spontaneo chiedersi se la carriola fosse stata davvero inventata di sana pianta, saltando a piè pari quell'indispensabile e ben riuscito intermediario. Il professore Bouc riuscì a dare forma agli antenati degli oggetti apparentemente più moderni e fortuiti. Il suo lungo lavoro sotterraneo permise al mondo scientifico e artificiale di affondare le proprie radici in un passato nuovo e sempre più credibile. Il frigorifero, la televisione e il videoregistratore riscoprirono così le loro origini. I videogiochi, i cellulari e i microcomputer si arricchirono di una vasta genealogia. I cani robot, i televisori portatili, i gadget più futili e demenziali, insomma, risalirono alla matrice, sulla base di ricordi di impeccabile precisione. Ma non è finita. Autore di un passato che oramai si proclamava fonte delle invenzioni contemporanee, il professore Bouc divenne il padre spirituale di ogni scoperta scientifica e tecnologica del suo tempo. Colmò il niente che precede ogni vera creazione dell'ingegno con una storia che riduceva ogni invenzione a pura fatalità. Con congetture ben impostate sminuì il merito e il valore dei geni dell'umanità. Mise in ridicolo gli uomini illustri, facendoli apparire nient altro che umili scavatori dediti a portare alla luce gli oggetti che già corredavano la Storia del professore Bouc. E gli astronomi che avevano espulso l'accademico sapevano che ormai ogni loro scoperta era destinata a finire in pasto alla prodigiosa macchina genealogica che aveva assemblato, nella più completa impunità, quel fuorilegge della scienza. .


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