Da Fatima all'attentato a Giovanni Paolo II
Autore: Laura De Luca
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 04/2005
Edizione corrente: 04/2005
EAN-ISBN: 9788872020241
Pagine: 120
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13,5x20,5 cm
Prezzo di copertina: 13,00 Euro
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Descrizione
Dalle apparizioni della Madonna di Fatima all'attentato a Giovanni Paolo II, il libro ricostruisce e traccia l'itinerario di un secolo.
La giornalista, testimone privilegiata del tragico evento del 1981, propone un collage di ricordi personali, documenti, fonti storiche riflettendo su una serie di interrogativi essenziali, del tutto aperti.
Attraverso una ricostruzione a metà fra la cronaca e il romanzo, l'autrice costruisce un mosaico di frammenti diversi, quasi una partitura musicale, dove le piccole storie di persone qualsiasi, si inseriscono nella più vasta cornice della grande Storia di tutta l'umanità, eleggendo così il pontificato di Woytjla a
emblema di tutto il Novecento.
In allegato, un CD audio che, alla maniera degli sceneggiati radiofonici, spettacolarizza, e allo stesso tempo documenta, questi stessi eventi con l'aiuto di documenti originali e testimonianze.
"Non è un libro per soli cattolici, né per credenti. Forse per chi vorrebbe credere in Dio ma, guardando il mondo, lascia perdere in tempo" (Rockstar)
Note biografiche
Laura De Luca giornalista di Radio Vaticana, autrice radiofonica, disegnatrice e scrittrice, ha pubblicato vari saggi e romanzi.
Tra le ultime opere: Tutti bravi ragazzi. Il sequestro Moro e sette testimoni involontari (Zona 2003).
Di recente si è occupata di musica, producendo il CD "Strane Coppie Musicali del Novecento" con il patrocinio della Discoteca di Stato.
Estratto
Asimmetrico scendo in piacchiata su mille teste.
Volo.
La piazza è colma, inclina un po a destra, mi pare, una volta su un lago ho visto una barca, inclinava
su un lato perché tiravano su le reti, che aria dolce c'era, proprio come stasera.
Stasera anche la piazza inclina da un lato, il pescatore è vestito di bianco, LO CONOSCO QUELLO, pesca senza reti, PESCA UOMINI, sta a braccia aperte a bordo di quel carro a motore, dall'alto seguo la scia che si apre di folla, di teste, per noi altri neppure una manciata di miglio, di mollica, di briciole.
Tra le braccia il pescatore bianco solleva una bambina, pesca una bambina, la posa, le braccia si alzano come ali senza troppe piume, salutano, cento altre ali senza proprietari svolazzano intorno, sono fazzoletti, specie di piume di riserva, poi mi taglia l'aria qualcosa di nero a lato SWISSSSSSSSSSSSSSCCC e poi:
BANG BANG
BANG BANG!
Cacciatori?
Se mi si spezza l'ala sono perduto, erano cacciatori?
Neanche per sogno; tanto tempo fa sapevo già alla perfezione chi erano i cacciatori, un piccione sa tutto, ma che ci fanno qui, i cacciatori?
Gridano tutti: «Fermalo, FERMALO!».
«La folla è tutta in piedi, quasi.
Non commentano la scena tragica cui hanno assistito.
Sono quasi tutti in silenzio, aspettano notizie (pausa: fischi o grida in lontananza), noi a nostra volta cercheremo di prendere nota e lasciamo aperto il canale anzi chiediamo alla sala controllo se il canale deve rimanere aperto oppure no.
Io abbandono un attimo la postazione e cercherò notizie, cercherò di sapere che cosa è successo, io posso solo vedere piazza San Pietro (pausa: un po di affanno), il mio compito era solo di riferire su un udienza generale (in sottofondo sirene della polizia o di autoambulanza), su una delle tante, affettuose udienze generali date da Giovanni Paolo II, un'udienza generale troncata da quattro-cinque spari in
rapida successione (altre sirene in sottofondo).
Il Santo Padre è stato evidentemente, certamente colpito (voci di tecnici vicini al radiocronista) »
Si è formato un vuoto, un risucchio dentro la gente, uomini e donne frullati come briciole da una folata di vento maestoso e impassibile nello stesso tempo.
L'ala è salva, ho perso giusto due penne, ho perso giusto due battiti, un piccione o mille piccioni siamo tutti la stessa cosa.
Sto facendo lezione di radiofonia, voglio diventare una giornalista della radio, voglio diventare una che dà le notizie senza farsi vedere, la buona coscienza del mondo, la voce della coscienza, invisibile e onnipresente.
All'improvviso il professore viene chiamato in direzione, non ci sono ancora i cellulari e lo sta cercando disperatamente il suo redattore capo dal Giornale Radio.
«Muovi il culo, hanno sparato al papa!»
In fretta e furia il professore si congeda dalla classe, dal rettore, da noi studenti.
Prima di essere un professore è un giornalista.
«Hanno sparato al papa, questa è una lezione fondamentale: all'occorrenza il radiocronista deve essere
pronto a schizzare sul posto. Per passare un servizio gli bastano due occhi e un telefono. La radio è poverissima. Io vado».
Che occasione, per noi studenti.
Occasione di studio, di pratica, esercizio di cinismo.
I giornalisti gioiscono sempre delle cattive notizie: solo le cattive notizie danno buone opportunità; e le notizie quasi sempre sono cattive.
In aula vengono accesi quattro sintonizzatori contemporaneamente.
Le tre reti RAI e la Radio Vaticana, ovviamente, già non parlano d altro.
Alla Radio Vaticana era in corso la radiocronaca dell'udienza generale, potrei sbagliarmi ma mi sembra che il cronista tiri un po il fiato.
In laboratorio-TV cinque monitor sono accesi sui tre canali RAI, su Telemontecarlo e su un emittente locale che già cercano di raccogliere dati su quanto è appena accaduto in quell'angolo di piazza San Pietro,
in quell'angolo di mondo
Per il momento filmati o riprese di quanto è successo non ce ne sono.
Dobbiamo immaginare, dobbiamo affidarci
.
