Autore: Leonetta Bentivoglio
Editore:
Edizioni Socrates
Prima edizione: 12/2000
Edizione corrente: 12/2000
EAN-ISBN: 9788872020135
Pagine: 180
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13,5x24,0 cm
Prezzo di copertina: 14,50 Euro
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Descrizione
Il 27 gennaio 2001 sono iniziate le celebrazioni del centenario della morte di
Giuseppe Verdi.
Leonetta Bentivoglio ha incontrato sedici tra i più autorevoli protagonisti mondiali della musica e dello spettacolo, direttori d'orchestra, cantanti, registi.
A ciascuno di loro ha chiesto di raccontare la propria opera verdiana d'elezione, la più amata o comunque quella vissuta come più vicina per sintonie artistiche o per percorsi soggettivi.
Ciascuno degli intervistati delinea le caratteristiche musicali e drammatiche dell'opera prescelta, ne descrive i personaggi, ne segnala le prospettive interpretative e i motivi d'attualità.
Il lettore è così guidato, attraverso le dodici opere verdiane più celebri e rappresentate, alla scoperta di un affascinante universo espressivo.
La successione delle interviste segue l'ordine cronologico delle opere, di ciascuna delle quali una scheda racconta il libretto, il debutto, la fortuna e qualche curiosità sconosciuta ai più.
Completano il volume foto di scena e dei notissimi interpreti e, in appendice, una ricca e scelta discografia.
Indice
Prefazione di
Carlo Fontana
Premessa di
Leonetta Bentivoglio
Nabucco
Intervista a
Leo Nucci
Scheda dell'opera
Macbeth
Intervista a
Renato Bruson
Intervista a
Leyla Gencer
Scheda dell'opera
Rigoletto
Intervista a
Jonathan Miller
Scheda dell'opera
La Traviata
Intervista a
Liliana Cavani
Intervista a
Zubin Mehta
Scheda dell'opera
Un ballo in maschera
Intervista a
Luciano Pavarotti
Scheda dell'opera
La forza del destino
Intervista a
Giuseppe Sinopoli
Scheda dell'opera
Don Carlo
Intervista a
Myung-Whun Chung
Scheda dell'opera
Aida
Intervista a
Riccardo Chailly
Intervista a
Franco Zeffirelli
Scheda dell'opera
Simon Boccanegra
Intervista a
Claudio Abbado
Intervista a
Mirella Freni
Scheda dell'opera
Otello
Intervista a
Peter Stein
Scheda dell'opera
Falstaff
Intervista a
Riccardo Muti
Scheda dell'opera
Discografia a cura di
Angelo Foletto
Tutte le opere di Verdi
Note biografiche
Leonetta Bentivoglio, nota giornalista de La Repubblica, sulle cui pagine scrive sin dai primi anni Ottanta, è inviato speciale per la sezione Cultura e Spettacolo.
Ha intervistato i massimi artisti internazionali della musica classica e lirica e ne ha tratteggiato ritratti diventati famosi.
Cura le cronache dei festival e degli spettacoli dei principali teatri europei, dalla Scala a Bayreuth.
Estratto
L'idea di questo libro nasce da una breve serie di interviste su Verdi scritte per "La Repubblica" nell'estate del 2000, per segnalare il grande anniversario dei cento anni dalla morte del compositore con qualche mese di anticipo rispetto alla valanga di celebrazioni ufficiali previste dal gennaio del 2001.
La serie era scandita in quattro incontri con quattro interpreti ( ), ciascuno sollecitato a raccontare, dall'interno della rispettiva lettura, la propria opera verdiana d elezione, scelta per affinità, predilezione affettiva o frequentazione artistica specialmente intensa. [ ].
Fino a che punto è lecito tramutare l'ambientazione di un opera di Verdi?
È una profanazione intervenire su un monumento granitico e popolare come "Rigoletto"?
Come si pongono i sostenitori ferrei dell'immobilismo nelle convenzioni teatrali, nemici giurati degli aggiornatori delle messe in scena nella lirica di fronte al trionfo tutt'altro che effimero del "Rigoletto" reinterpretato, e radicalmente tradito nell'ambientazione, da
Jhonathan Miller?
Domande da girare al celebre regista inglese che, dalla Mantova rinascimentale descritta nel libretto, ha dirottato il più fastoso dramma dell'amor paterno nella Little Italy anni Cinquanta.[ ]
«Il rinnovamento, certo, è stato drastico - spiega
Jhonthan Miller - .
D'altra parte io non faccio come il regista americano
Peter Sellars, che si limita a trasferire i libretti all'altro ieri.
Io ricreo un'ambientazione solo in base a equivalenze chiare, a vere corrispondenze caratteriali, come feci anche nella mia "Tosca" ambientata in epoca fascista.
In Rigoletto sono partito dal fatto che c'è un Duca violento e arrogante, che ha potere di vita e di morte sugli altri.
Per primo è stato
Billy Wilder a farmici pensare».
Che c'entra Billy Wilder?
Ricorda il film "A qualcuno piace caldo"?
C'è una scena in cui il capo della polizia sta interrogando John Rought sul massacro del giorno di San Valentino.
Lui si gira verso una delle sue guardie del corpo, che con faccia truce dice: «Sì, giusto, quella sera eravamo a teatro per il Rigoletto.»
E nell'ultima scena si vede il gangster a Palm Beach, ospite dell organizzazione Amici dell'Opera Italiana.
Anche la saga del Padrino mi ha influenzato molto.
E poi conosco i ristoranti della mafia a New York ci ho mangiato spesso.
Perciò ho deciso di restituire quel clima, quelle facce: per dare credibilità teatrale a "Rigoletto". ( )
Da uomo di teatro, riconosce la grande teatralità di Verdi?
Teatralmente le sue trame sono spesso assurde, a volte al limite del ridicolo.
Pensi alla vicenda del "Trovatore" o, ancora peggio, a quella de "La forza del destino".
È il problema che di frequente hanno i compositori ottocenteschi, con la loro mania di ambientare opere in periodi storici che non sono i loro.
In Verdi, certo, la musica è meravigliosa e drammaticamente molto ricca.
Ma la qualità teatrale assai inferiore dei libretti crea, a volte, una grande distanza tra musica e palcoscenico.
Certe trame mancano a tal punto di credibilità teatrale che la musica finisce per addossarsi il peso di tutta l'azione drammatica.
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