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Books / Literature | Popularity: 0 | Entries: 376 | Modified: 349d 14h ago | | Add to My Feeds
Mr Nice
June 14th, 2010
9788872020159.jpg Autore: Howard Marks Traduttore: Carla Dolazza Editore: Edizioni Socrates Prima edizione: 11/2001 Edizione corrente: 02/2008 EAN-ISBN: 9788872020159 Pagine: 540 Rilegatura: brossura Dimensioni: 13,5x24,0 cm Prezzo di copertina: 19,00 Euro Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione Esilarante autobiografia di Howard Marks, professore gallese di fisica a Oxford. Dalla sua iniziazione al "sex, drugs & rock 'n' roll" negli anni Sessanta, al traffico di tonnellate di hashish con l'appoggio dell'IRA e della CIA, fino all'estradizione da parte della DEA e alla detenzione per sette anni nel maggior penitenziario USA. 43 nomi falsi, 89 linee telefoniche, 25 società di copertura... Signore e signori, ecco a voi Howard Marks, in arte Mr. Nice, l'uomo più ricercato della Gran Bretagna, il professore di fisica che ha trafficato tonnellate di hashish per milioni di dollari. In un'autobiografia all'insegna di uno humour tutto britannico, l'esilarante storia di un turbolento studente di provincia che riesce ad approdare a Oxford e a laurearsi, per poi vivere fino in fondo la filosofia «sex, drugs and rock'n'roll» degli anni Sessanta, nella Londra capitale delle culture alternative. Reclutato dai servizi segreti britannici, tiene contatti con l'IRA, la CIA, la mafia e le triadi asiatiche, senza che il suo fascino e i suoi ideali non violenti vengano meno. Catturato infine dalla DEA, dopo una caccia all'uomo in 14 paesi, viene estradato negli USA. Se non si trattasse di una storia vera sembrerebbe il copione di un avvincente film d'azione. "Un genio in fumo" (GQ) "Il Marco Polo della droga" (Le Monde) "Al confronto Peter Pan è un vecchio rimbambito con la malattia del sonno" (Loaded) "Il più sofisticato signore della droga di tutti i tempi" (Daily Mirror) Come dimostra il grande successo ottenuto in altri paesi europei, il libro (pubblicato in Gran Bretagna dalla Random House) interessa non solo chi è in favore della liberalizzazione delle droghe leggere, bensì affascina tutti per il modo di raccontare lieve e disincantato una vicenda dai numerosi risvolti avventurosi, che fanno del protagonista quasi un eroe alternativo dei nostri tempi. Note biografiche Howard Marks è nato a Kenfig Hill, nel Galles, il 13 agosto del 1945. Conseguito il dottorato in fisica a Oxford, abbandona la carriera accademica per dedicarsi al traffico di hashish. Scontati sette anni nel durissimo penitenziario statunitense di Terre Haute (Indiana), è tornato in Inghilterra e grazie al successo di Mr Nice (un milione di copie) è ricco e famoso. Estratto Cominciavo a essere a corto di passaporti, di quelli che avrei potuto usare. Intendevo andare a San Francisco, qualche settimana dopo, per ritirare parecchie centinaia di migliaia di dollari da qualcuno interessato a sfruttare le proprie conoscenze, sia con me che con un compiacente funzionario della dogana statunitense, che lavorava nel settore importazioni dell'aeroporto internazionale di San Francisco. Alcuni anni prima ero stato dichiarato l'uomo più ricercato della Gran Bretagna, un trafficante di hashish con documentati legami con la mafia italiana, la Brotherhood of Eternal Love, l'IRA e i Servizi Segreti Britannici. Una nuova identità era vitale. Avevo già assunto circa venti diverse identità, la maggior parte delle quali avvalorate dall'esistenza di un passaporto, di patente di guida o altro tipo di documento comprovante la mia esistenza. Tali identità, tuttavia, erano state scoperte da amici/nemici o compromesse dalla mia presenza in qualche pista sospetta che serpeggiava nei meandri di un traffico di recente data. Guidammo fino a Norwich. Dopo un paio di imbarazzanti incontri con intermediari, fui presentato a una persona gentile, un tizio di nome Donald. Non riuscivo a capire se fosse uno che beveva, che si faceva oppure no. La sua cucina non lasciava trapelare alcun indizio. Sembrava normale, a eccezione degli occhi, sfuggenti come quelli dei cattivi. «Qui fuori possiamo parlare in privato», mi disse, conducendomi nel capanno degli attrezzi del giardino. «Ho bisogno di un passaporto, Don, di uno che sia a prova di qualsiasi controllo». «Puoi prendere il mio. Non ne avrò bisogno, ma c'è un problema». «Quale?» «Ho appena scontato dodici anni di condanna all'ergastolo per omicidio». I condannati per omicidio, sebbene siano indubbiamente gente con la fedina penale sporca, sono di rado dichiarati indesiderati al confine di un paese. Vengono considerati una minaccia solo nei confronti dei singoli individui piuttosto che pericoli per l'intera società. Quest'ultima definizione, infatti, tendeva a essere riservata solo agli spacciatori e ai terroristi. «Ti darò mille dollari», dissi, «qualche altro biglietto da cento di tanto in tanto, quando avrò bisogno di una maggiore copertura». Pensavo a una patente di guida, alla tessera dell'assistenza medica, a quella della biblioteca locale. Un passaporto senza alcun altro elemento di identificazione che lo accompagni rimane sospetto. La tessera d'accesso al circolo del biliardo locale, ottenibile a buon mercato e senza alcuna prova di identità, è sufficiente a convalidare la propria credibilità. «È il migliore affare che mi sia stato offerto». «Come ti chiami di cognome, Don?» gli chiesi. Nel passato sono stato incasinato con cognomi terribili. «Niss». «Come si scrive?» «N - I - C - E, proprio come quella città sulla Riviera». Come Don pronunciasse il suo cognome era una sua scelta. Sapevo, tuttavia, che io lo avrei pronunciato in maniera diversa. Stavo per diventare Mr Nice. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - «Grazie a Dio siete arrivati», disse Alan, «però non dovete fare niente con Jim, qualsiasi cosa dica Charlie. 9788872020159-bis.jpg Quell'uomo è un pazzo pericoloso. Ha il bagagliaio della macchina parcheggiata proprio qui fuori pieno di esplosivi, ha nascosto armi nel manicomio delle suore, ha voluto che facessi la guardia al suo cane ed è fatto o ubriaco fradicio tutto il giorno, continua a portare qui uomini dell'IRA e i poliziotti di tutta l'Irlanda gli stanno dando la caccia. Non ho mai avuto tanta paura in vita mia. Mettetelo di buon umore quando rientra dal pub ma non pensateci neanche di fare un affare con lui. Verrebbe arrestato in un lampo». Jim McCann, annaspando e inciampando completamente ubriaco, oltrepassò la soglia della porta caracollando e diede un robusto calcio nel culo al cane addormentato. Ignorò me e Graham, scoreggiò sonoramente e fissò il cane. «Guarda questo stronzo di un cane! E te? Non lo fai mai uscire, Alan. È sbagliato, te lo dico io. Guardalo quello stronzo di un cane!» Alan, Graham e io volgemmo lo sguardo vuoto sul povero bastardo ancora addormentato. E così questo era "il vostro uomo McCann". Un combattente per la libertà dell'Irlanda. Gli occhi di McCann si spostarono dal cane a me. «Tu sei di Kabul, vero?» «No, veramente sono gallese». «Gallese! Fottuto gallese! Gesù Cristo. E che cazzo vorresti fare tu? Perché sei venuto qui?» «Devo decidere se potresti esserci in qualche modo utile o no». «Utile a voi!» gridò McCann. «Mettetevelo in quelle fottute teste una volta per tutte. Io sono il Kid. La Volpe. Decido io se siete voi a essere di qualche cazzo d'utilità per me, e non il fottuto contrario. Ed è meglio che riusciate a essermi utili in qualche cazzo di modo. Abbiamo bisogno di armi per la lotta. Avete capito? Siete stati pedinati dall'aeroporto dai miei ragazzi. E cazzo se questo posto non è circondato dagli uomini dell'IRA. La minima stronzata e siete morti, chiaro?» Si girò, poi, rivolgendosi a Graham: «Allora sei tu che vieni da Kabul?» «Be', non proprio...» «Perché mi hai portato queste due seghe, Alan? Pensavo che mi avresti portato qualcuno che mi poteva procurare armi da Kabul». «Sono stato a Kabul», disse Graham, tentando di salvare la situazione. «Mi puoi procurare delle armi da lì, allora? Sì o no. Sputa il rospo o porta il culo fuori di qui. Deve venire John Lennon qui, questa sera. Non c'è tempo». «Kabul non è il posto giusto per vendere armi», spiegò Graham. «Che stronzata è questa, che vuoi dire? Vendere armi? Io non compro fottute armi. Mi vengono offerte per la causa da gente che vuole assicurarsi il futuro quando finalmente cacceremo voi fottuti inglesi dal mio paese. E poi, che ci fa un fottuto frocio gallese a vendere armi? Dovresti continuare a dipingere segnali stradali». «Jim», gli dissi, «siamo due trafficanti di hashish. Vorremmo sapere se sei in grado di portar dentro roba per noi. Ti pagheremo un sacco se lo farai». «E da dove viene l'hashish?» «Da Kabul». «E dove cazzo sta, coglione gallese?» La conversazione stava precipitando pericolosamente. Graham mi venne in aiuto. «Kabul è la capitale dell'Afghanistan. Ma possiamo procurarcelo anche da Karachi, in Pakistan. Hai qualche suggerimento su come poterlo fare entrare in Irlanda?» «Mettetelo in una bara. Avete capito? Non le perquisiscono mai, quelle. Vi fornirò l'indirizzo dove mandarla. Mio fratello Brendan conosce il prete. Il nostro Gerard potrebbe guidare il carro funebre e il nostro Peter farà in modo che nessuno la tocchi». Non era il migliore degli stratagemmi. E neanche originale, ma almeno parlavamo la stessa lingua. Mi sentii un po' sollevato, ma Graham non sembrava troppo convinto. «Trafficare con le bare dà i suoi problemi in posti come Kabul, Jim. Davvero. Ci sarà una quantità impressionante di documenti da fare e vorranno conoscere l'identità del cadavere, eccetera». «Questo stronzo di Alan mi aveva assicurato che avreste potuto fare qualsiasi cosa da Kabul. E invece non potete procurarvi armi e non riuscite neanche a portarvi via un fottuto morto, con un fottuto passaporto legato al collo così che quegli idioti di Kabul sappiano chi cazzo sia. Dove cazzo sta John Lennon? È di nuovo in ritardo. Va' di sopra a chiamarlo, Alan». Alan scomparve su per le scale, grattandosi la testa. «Non gli darò neanche un fottuto penny», disse Jim, indicando le scale. «Questa è la mia prima condizione. Charlie Radcliffe pure non prenderà nessun cazzo di penny. Questa è la seconda condizione. Condizione numero tre. Voglio 500 sterline in contanti, ora, per cominciare, e voglio altre 5.000 sterline per concludere». Parlai io: «Jim, e se noi mandassimo soltanto qualche scatola, non una bara, solo qualche scatola, all'aeroporto, sareste in grado, tu e tuo fratello, di ritirarle?» «Certo che potremmo, stronzo gallese. Cosa credi che ti abbia continuato a dire negli ultimi dieci minuti? Siamo noi a governare questo fottuto paese. Fammi fare un tiro da quel fottuto spinello». Graham, che si stava evidentemente stancando, si mise la mano in tasca e disse: «Va bene, Jim, ecco le 500 sterline. Facci sapere appena avrai un indirizzo al quale possiamo spedirti qualche scatola. Adesso io me ne vado a dormire». Graham e Alan passarono uno accanto all'altro, sulle scale. Alan sbadigliò e disse a Jim: «Non ha risposto nessuno a quel numero di John Lennon che mi hai dato». «Deve stare per arrivare. Ti va un boccale di Guinness, Howard? Alan aspetterà John Lennon qui. Dovrebbero venire anche un paio dei ragazzi, e terranno anche loro compagnia a John mentre ci facciamo un goccetto». Camminammo in un silenzio totale fino a un negozio a circa cento metri da lì. Erano più o meno le due del mattino, era buio e c'era nebbia. Jim bussò pesantemente alla porta. Ad aprirci fu un vecchio contadino, che ci condusse attraverso il negozio fino al bar sul retro. Circa una dozzina di persone, dalle più svariate corporature e professioni, si stavano scolando boccali di Guinness e cantavano a voce alta. Jim se n'era andato soltanto un paio d'ore prima e ora veniva accolto da affettuosi: «Come va, Seamus». Ci sedemmo a un tavolo e ci furono portati diversi boccali di Guinness. Jim cominciò a raccontarmi la storia della sua vita - o comunque la storia della vita di qualcuno. Essenzialmente, il suo resoconto era quello stesso che era apparso sulla rivista Friends con qualche ulteriore abbellimento. Mi chiese informazioni sul mio passato. Gliele diedi. «Così sei un fottuto accademico di Oxford? Il fottuto cervello di questa fottutissima banda di pazzi di Kabul. Il mago gallese. Hai detto Oxford? Non sarai mica uno dei servizi segreti, eh? Magari venuto a fottere il Kid? A chi la vendi tutta la roba? Ad altri fottuti accademici o a quelle merde di hippy? Che fai, eh? Ti limiti a portare quella tua cazzo di borsa sul lungomare di Brighton e poi te ne vai a Hyde Park per gli affari più grossi? Conosco gente che vende roba a Brighton. Li conosci i Weaver, no? O Nicky Hoogstratten? Devi conoscerlo, Cristo Santo!» «Ho sentito parlare di loro, Jim, ma non li conosco personalmente». I Weaver erano la famiglia di criminali più famosa di Brighton. Il loro capo era James Weaver, condannato a morte per rapimento e omicidio; la sua condanna era stata tuttavia recentemente sospesa. La famiglia era nota perché disapprovava che i propri membri e affiliati cedessero alla tentazione di vendere sostanze stupefacenti. Nicholas Hoogstratten era il padrone, milionario, dei bassifondi di Brighton. I suoi scagnozzi buttavano continuamente fuori i suoi inquilini, hippy squattrinati e strafatti. «Potrei venderla io la tua roba. La potrei vendere qui, in Irlanda. C'è stata una retata a Dublino, la scorsa settimana». C'era stata davvero una retata a Dublino. Si era trattato di circa 250 grammi di hashish e, in televisione, il colpo era stato descritto da uno dei capi della polizia come il più grosso d'Irlanda. Non ero sicuro che il traffico d'erba avrebbe potuto funzionare con McCann. Se sì, tuttavia, sarebbe stata decisamente una cattiva idea, da parte sua, vendere il nostro hashish per le strade di Dublino, mettersi in tasca i soldi e molto probabilmente essere beccato. «Jim, sarebbe sicuramente meglio che la roba non venisse venduta in Irlanda. Non vogliamo che i piedipiatti pensino che venga importata droga in questo paese. Non appena avrai la roba in mano, me la darai e io la porterò col traghetto nel Galles, viaggerò poi in auto fino a Londra e lì la venderò. Mi ci vorranno un paio di giorni e poi tornerò, sempre col traghetto, con i soldi, se li vorrai qui». «Voglio i miei soldi ad Amsterdam». «Va bene, Jim». «Potresti procurarmi delle armi e portarmele su quel fottuto traghetto gallese? Sarebbero utili alla causa». «No, Jim». «Allora potresti portarmi dei film pornografici? Porta tutto quello che puoi». «Sì, Jim, credo di poterlo fare». Fu acceso un giradischi e qualcuno degli altri avventori cominciò a ballare una giga irlandese. Jim si unì a loro. Andai al bancone del bar e pagai da bere a tutti. C'era un telefono, appoggiato lì sopra, il cui numero era, ancora, Ballinskelligs 1. La baldoria andò avanti fino all'alba. Jim e io fummo gli ultimi ad andarcene. Attraversammo a piedi un terreno intriso d'acqua. Il mare era a pochi metri di distanza. Attraverso qualche squarcio nella nebbia mattutina, riuscivamo a vedere le isolette vicine. «Quella è Scarriff Island. John Lennon la sta comprando. Probabilmente ce lo siamo perso mentre eravamo al pub. Però ce la siamo spassata. Di sicuro, meglio di un fottuto pub gallese». Tornati al cottage del pescatore, trovammo Graham e Alan ancora profondamente addormentati. Non c'erano tracce di John Lennon. Jim e io fumammo qualche canna. «Lo sai che i preservativi sono illegali in Irlanda, Howard? Ma non lo saranno ancora per molto. Appena butteremo fuori gli inglesi, ci libereremo di quei fottuti preti e la gente potrà scopare con chi vuole senza avere ragazzini da mantenere. Tenerci in povertà fa parte della strategia inglese. Ci fanno pagare per il sesso: un bambino a scopata. Sto fondando una società chiamata Durex Novely Balloons, così la Durex dovrà dare qualche altro fottuto nome ai suoi preservativi, e non ne venderà nemmeno uno. Mi stai ascoltando? Dan Murray ha fatto la stessa cosa con la Hertz. Li fotteremo, quegli stronzi capitalisti. prima devo trovare un po' di soldi, però. Potrei aver bisogno di te, Howard. Andiamo a comprare qualcosa da mangiare, sto crepando di fame». Di nuovo attraversammo con passo lento i campi bagnati, questa volta passando davanti al manicomio delle suore. «Quello è il nostro magazzino per le armi», disse Jim. «Potremmo nasconderci per mesi». Lo stesso negozio/bar che avevamo lasciato non da molto era ora aperto per la prima colazione. Una signora cordiale serviva ai suoi clienti colazioni enormi, mentre un ragazzo era al banco delle vendite. Sul retro il casino della notte precedente non era stato pulito, ma c'erano ancora cinque tizi, che continuavano a tracannare birra. Il telefono del bar squillò. Era per Jim. Mi misi a guardare distrattamente gli alimenti in vendita, poi mi sedetti a un tavolo del bar. Jim tornò indietro. «Era John Lennon?» gli chiesi. «No, erano Graham e Alan. Stanno venendo a mangiare. Non dire un cazzo di quello di cui abbiamo parlato. È importante. Hai capito?» Mi stavo chiedendo come Ballinskelligs 1 potesse chiamare Ballinskelligs 1. Jim ordinò quattro abbondanti colazioni e quattro boccali di Guinness. Quando Graham e Alan arrivarono erano già sul tavolo. Dissero che era troppo presto per bere e, allora, fummo Jim e io a bere le loro birre. «Jim, dobbiamo prendere l'aereo per Londra oggi. C'è nient'altro di cui dobbiamo parlare?» gli chiese Graham. «No. Ci vedremo tra sette, dieci giorni, perché non ci sarò prima». Con ciò, Jim si alzò, ci strinse le mani e lasciò il negozio. «Allora, che ne pensate?» chiesi a Graham e Alan. «Non ci pensate nemmeno» disse Alan. «Quell'uomo è un pazzo. Tutte quelle assurdità su John Lennon. E non ha neanche idea di dove si trovi Kabul». «Io, invece, penso che possa farlo», disse Graham. «È il tipo di persona che riesce sempre a farla franca. Sentite, ora dobbiamo proprio metterci in viaggio. Devo tornare a Londra». Sulla strada di ritorno verso l'aeroporto di Cork, passammo vicino a Blarney. Avrei voluto fermarmi e baciare la pietra per buona fortuna. Graham disse che non c'era tempo. Era la zona dove il mio bis-bisnonno, Patrick Marks, allora un McCarthy, aveva vissuto la sua giovinezza. Quanto di irlandese c'era dunque in me? All'aeroporto di Cork, da un telefono pubblico chiamai l'operatore e chiesi di essere messo in comunicazione con Ballinskelligs 1. Una bella voce irlandese disse: «Con chi desidera parlare: con Michael Murphy, con il negozio, la fattoria o gli stranieri? Ne sono arrivati due l'altra sera ma sono ripartiti questa mattina presto». «Con chi sto parlando?» chiesi. «Ma con l'operatore di Ballinskelligs». Adesso riuscivo a capire un po' meglio, sebbene il tutto continuasse a rimanere piuttosto strano. .


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