Autore: Hiromi Goto
Traduttore: Cristina De Sanctis, Valeria Trisoglio
Editore:
Edizioni Socrates
Prima edizione: 10/2005
Edizione corrente: 10/2005
EAN-ISBN: 9788872020234
Pagine: 224
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13,5x20,5 cm
Prezzo di copertina: 13,50 Euro
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Descrizione
È un romanzo dalla struttura complessa, che si articola su diversi piani narrativi e racconta l'esperienza della migrazione attraverso tre voci che si interrogano, si trasformano, si intrecciano a comporre una saga al femminile ricca di poesia e di amore per la parola.
La scelta lessicale accuratissima e sempre esplicitamente sottolineata dalla voce narrante principale, quella della giovane Muriel/Murasaki, è dettata dall'esigenza di conferire dignità letteraria alle fiabe giapponesi tramandate oralmente dalla nonna Naoe, e nello stesso tempo di lasciar percepire la musicalità della parola.
Il lettore di
Coro di funghi potrà apprezzare veramente il romanzo se si disporrà all'ascolto.
Hiromi Goto lo inviterà suadente a farsi trasportare in un viaggio dal Giappone al Canada e poi a ritroso, verso suggestive leggende popolate di personaggi bizzarri, accompagnato dalla melodia fiabesca delle mille voci che sussurrano in coro nella fungaia che fa da sfondo al romanzo.
Di grande attualità nell'epoca delle società multietniche,
Coro di funghi è innanzitutto un invito ad ascoltare la voce di culture diverse e distanti, ad armonizzare e riattualizzare i valori della tradizione orientale nel contesto della società d occidente.
Il multiculturalismo non è un'utopia: è un obiettivo sociale da raggiungere e, come dimostra
Hiromi Goto in
Coro di funghi, è anche una nuova fonte di originalità letteraria.
Dal continuo oscillare della narrazione tra il registro esotico-fiabesco - che rimanda alla suggestiva memoria di saghe e leggende di un Giappone lontano nel tempo e nello spazio - e un piano narrativo concreto, che rappresenta il confronto con la quotidianità canadese, scaturisce un romanzo fresco, raffinato e avvincente.
Significativa la scelta di una trasmissione matrilineare della cultura delle origini: le diverse sfaccettature dell'universo femminile si rivelano un ulteriore fonte di ricchezza nell'odierna società multietnica.
Note biografiche
Hiromi Goto è nata nel 1966 a Chiba-Ken, in Giappone, e all'età di tre anni è emigrata in Canada con la famiglia.
Vive a Calgary.
Nel 1989 ha conseguito un B.A. in letteratura inglese e arte, entrando a far parte della scuola di scrittura di Aritha Van Herk.
Con
Coro di funghi, suo romanzo d esordio, ha vinto numerosi premi, tra cui il prestigioso Commonwealth Writers' Prize (1995).
È autrice inoltre di altri due romanzi, saggi, poesie e vari racconti.
Un estratto dal romanzo "The Kappa Child" è stato pubblicato in Italia da Feltrinelli nell'antologia
Seconda pelle (2001).
Nel 2004 è uscito il suo ultimo libro, la raccolta di racconti "Hopeful Monsters".
Estratto
Siamo distesi sul letto ad ascoltare il clic degli avvolgibili, a osservare i fragili fili di una ragnatela polverosa ondeggiare avanti e indietro, avanti e indietro, nei soffi d aria invisibile.
Coperte e lenzuola stanno ammassate ai piedi del letto e il tepore è solo là, dove è pelle contro pelle.
La mia spalla, il braccio, il profilo sporgente dei fianchi.
La linea sinuosa delle cosce.
Mollemente protese verso di te.
Ho i polpastrelli gelati, ma sto troppo bene per muovermi.
Per prendermi la briga di tirarmi su e sistemare le coperte.
Ho solo voglia di assaporare il silenzio della pelle sulla pelle.
Il mormorio del sangue, dove i nostri corpi si toccano.
Il nostro respiro prende involontariamente un ritmo, asseconda il movimento della ragnatela che ondeggia sopra le nostre teste.
Alzi la mano "ruvido, il palmo" per adagiarla appena sotto il mio seno.
«Mi racconti una storia?» domandi.
Lo sguardo alla tela di polvere.
«Sì».
«Mi racconti una storia sulla tua Obachan?»
«Sì».
Chiudo gli occhi e respiro a fondo.
Lentamente.
«Mi racconti una storia vera?» chiedi, con inconsapevole smania.
«Sono in molti a chiederlo. Ci hai mai fatto caso?»
Mi rigiro dalla mia parte.
Mi sollevo sul gomito e appoggio il mento e la guancia sul palmo della mano.
«È come se la gente avesse voglia di ascoltare una storia e poi, quando è finita, non gliene importasse più nulla. Hai presente?»
«Non proprio» dici, e scivoli un po più in basso, accoccolando la testa sotto il mio mento.
Il viso che affonda nel mio collo.
«Ma me la racconti lo stesso?»
«Certo, però avrai pazienza con la mia lingua, vero? Il mio giapponese non è buono quanto il mio inglese e potresti non capire tutto quello che dico. Ma questo non significa che la storia sia incomprensibile. Wakatte kureru kashira? Sei in grado di ascoltare prima di sentire?»
«Fidati di me» dici.
Mi fermo.
Faccio un bel respiro, quindi do il via a una spirale di suoni.
«Ecco una storia vera».
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Naoe
Nevica!
Doveva nevicare proprio la notte in cui ho scelto di partire.
Ah!
Su, soffia, soffia, dai, Donna delle Nevi.
Yuki-Onna.
Buffo quanto odiassi il vento quando me ne stavo al riparo.
Siamo sorelle, io e te, e il tuo fresco alito sulle guance mi darà conforto.
Ahhh, quest'aria è piacevole e i cristalli di ghiaccio tra i miei capelli fremono come piccoli cembali.
È un bene partire.
È un bene partire da questa casa di parole polverose.
È troppo comodo starmene seduta a parlare e parlare, quando invece posso camminare e parlare.
Ah, sciocca.
In marcia.
Gawa gawa gawa gawa
Ototatete
Are are morino mukōkara,
Soro soro detekuru hikōsen.
Ma aspetta.
Dovrei vedere.
Voglio vedere, prima di lasciare questo posto per sempre.
L'odore fushigi del posto dove i funghi vengono coltivati.
Qui, così vicino.
Mi piacerebbe immergere le dita nel terreno umido in cui maturano, avvolti nell'oscurità.
Torna indietro, donna, torna indietro.
Non ci sono statue di sale nella mia cultura.
Andrò a dare un'occhiata prima di partire.
Mattaku!
Questo furoshiki si fa sempre più pesante.
Pesa già abbastanza adesso, per non parlare di quanto diverrà pesante dopo che avrò camminato per un chilometro o due, di qualsiasi distanza si tratti.
Troverò qualcuno che mi dia un passaggio una volta arrivata sulla strada principale.
Yuki-Onna.
Donna delle Nevi.
Imprigionata nella tua storia di bellezza e di morte.
Lascia che ti liberi.
Appoggia le tue labbra ghiacciate sulle mie, qui, e la morte fuggirà via dalla mia bocca fresca di zenzero.
Sono vecchia, ma sono ancora piena di salamoia e sake.
Così, molto meglio, dico e cosa c'è?
Le tue guance si fanno rosee.
Qui, siedi un attimo, basta ondeggiare nel vento.
A qualcuno potrebbe venire un capogiro nel vederti svolazzare tutt'intorno a quel modo.
La neve è soffice e tu devi essere stanca, tutti quegli anni intrappolata in una storia creata da altri.
Vuoi bere?
Ho della birra.
Lenirà la sete e renderà più denso il tuo sangue.
No?
Ma guarda, ho proprio la cosa giusta per una donna pallida come te.
Ecco qui, prendi.
È una melagrana, piccola.
Ma no, naturalmente non ne hai mai vista una prima, non crescerebbero mai nella neve.
Sotto la buccia di cuoio ci sono gocce di rubino, così dolci che non sentirai mai più l'amaro sapore polveroso della morte.
Lascia che la spezzi in due metà.
Prendile, piccola.
Affonda i denti nel frutto.
Succhia.
Sì, lo so.
Tu resta pure qui e riposa, ma io devo andare a vedere dei funghi.
Così tanta neve sospinta dal vento, praticamente non riesco a vedere, ma dovrei essermi avvicinata.
Sento l'odore acre della composta.
È sospeso come un panno saturo d'umidità sopra il capannone.
Mi piace questo suono, questo scricchiola scricchiola della neve sotto i miei stivali.
Tutto è invaso da suoni e storie.
Accidenti, ci si potrebbe perdere con tutti questi rumori, ma il naso non mente mai.
Annusa.
Annusa.
In effetti si potrebbero sentire i sapori con il naso, se si avesse abbastanza sensibilità.
Come un cane, o forse un serpente.
No, non è del tutto esatto.
Un serpente assapora gli odori con la lingua?
O annusa le lingue con il gusto.
Oppure annusa i sapori con la lingua - ma io farfuglio e scarabocchio - mentre i serpenti stanno sognando rocce riscaldate dal sole e i cani contraggono la punta delle zampe in piaceri da coniglio, però questa vecchia deve andare avanti!
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