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Books / Literature | Popularity: 0 | Entries: 376 | Modified: 349d 14h ago | | Add to My Feeds
Giovane Adamo
June 14th, 2010
9788872020173.jpg Autore: Alexander Trocchi Traduttore: Silvana Vitale Editore: Edizioni Socrates Prima edizione: 04/2003 Edizione corrente: 04/2003 EAN-ISBN: 9788872020173 Pagine: 160 Rilegatura: brossura Dimensioni: 13,5x24,0 cm Prezzo di copertina: 12,00 Euro Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione Una chiatta, che attraversa i grigi e brumosi canali della Glasgow degli anni Cinquanta, fa da sfondo alle vicende di Joe, Ella e il marito di lei, Leslie. Quella di Joe, il protagonista, è una vita monotona e insoddisfacente, finché un giorno, a increspare le acque del suo passato, riemerge il corpo di una giovane donna morta annegata. Da quel momento Joe si coinvolge in una relazione passionale con Ella, spinto dal bisogno impellente di esercitare, attraverso il potere della seduzione, un controllo su se stesso e sulla propria vita, che sembra non andare da nessuna parte. Ma insieme al cadavere affiorano i ricordi di un passato torbido e misterioso. Dotato di una personalità singolare, Joe si pone al di sopra delle convenzioni morali comuni, ritenute ipocrite e limitative, costruendosi una propria morale che gli permette di assolvere ogni suo peccato, ogni sua mancanza, mantenendo uno stato di totale innocenza (giovane Adamo). Giovane e riflessivo protagonista, figura antitetica all'eroe tradizionale, Joe è tormentato da dilemmi esistenziali e caratterizzato da un senso di estraneità che lo avvicina notevolmente al protagonista de Lo straniero di Camus. Ed è proprio nella disperata resistenza a non lasciarsi omologare in alcun sistema e nella ricerca di conservare intatta, sempre e comunque, la propria libertà che la vicenda di Joe ci colpisce come l'amara raffigurazione del nostro percorso umano. Giallo introspettivo e filosofico, Giovane Adamo è un romanzo che si contraddistingue anche per una forte componente erotica, dosata sapientemente da Trocchi in un gioco oscillante tra sensualità e intellettualità. Col suo stile inconfondibile, puro come il cristallo, Alexander Trocchi, "cosmonauta dello spazio interiore", come lo ha definito William Burroughs, ci regala un romanzo ricco di suspense e di mistero, vero e proprio gioiello di tecnica narrativa; capolavoro intenso e drammatico della letteratura del Novecento. 9788872020173bis.jpgDal romanzo è stato tratto il film "Young Adam", diretto dal regista scozzese David Mackenzie e interpretato da Ewan McGregor ("Trainspotting" e "Guerre Stellari", "Big fish"), Tilda Swinton ("Orlando" e "The Beach") e Peter Mullan (regista di "Magdalene", Leone d'Oro 2002) nei ruoli rispettivamente di Joe, Ella e Leslie.

Note biografiche Alexander Trocchi, figura di spicco del panorama letterario scozzese tra gli anni Cinquanta e Sessanta, nacque a Glasgow nel 1925. Scrittore provocatorio ed estremo, mal sopportava il bigottismo della società scozzese e per questo motivo nel 1952 decise di trasferirsi a Parigi. Qui collaborò con la rivista innovativa "Merlin", nota per la pubblicazione di autori "scomodi" come De Sade, Nabokov e Apollinaire, e con l'Olympia Press, per la quale scrisse racconti pornografici. Il suo capolavoro, Young Adam (1954), è studiato nelle università e considerato un classico della letteratura del Novecento. Il suo secondo e ultimo romanzo, in gran parte autobiografico e ambientato a New York, Il libro di Caino, fu pubblicato nel 1963 in Gran Bretagna. In seguito Trocchi lavorò per ben 24 anni, praticamente fino alla morte, attorno all'idea di un terzo romanzo senza mai riuscire a darle forma. Morì nel 1984 con il fisico completamente distrutto dall'abuso di eroina, in totale povertà, pagando a caro prezzo le conseguenze della sua autoemarginazione. "Trocchi ha scritto poco, ma quel pochissimo che ci ha lasciato è eccezionale. La sua narrativa è poetica, aforistico-filosofica e sempre permeata di una profonda sensualità" (L'Indice) Estratto Ci sono momenti in cui ciò che deve essere detto ti guarda dal passato, ti guarda come qualcuno da una finestra e tu per strada, che cammini. Le ore passate, le azioni passate assumono un inquietante senso di distacco. Ora, fra queste e tu che ti volgi a guardarle, non c'è continuità. Stamattina, dopo essermi alzato, per prima cosa mi sono guardato allo specchio. È uno specchio di acciaio cromato e lo porto sempre con me. È infrangibile. La barba mi era cresciuta impercettibilmente durante la notte e ora, corta e ispida, mi copriva le guance e il mento. Avevo gli occhi meno arrossati rispetto alle due settimane precedenti. Dovevo aver dormito bene. Ho osservato la mia immagine per alcuni istanti senza scorgere nulla di strano. Lo stesso naso, la stessa bocca e la piccola cicatrice che dall'alto s'incuneava nel sopracciglio sinistro non era più evidente di quanto non fosse il giorno prima. Niente fuori posto, eppure tutto lo era, perché fra me e lo specchio esisteva la stessa distanza, la stessa discontinuità che avevo sempre avvertito fra le azioni commesse ieri e la mia attuale consapevolezza delle stesse. Ma il problema non si pone. Io non mi chiedo se sono l' "io" che guardava o l'immagine che veniva vista, l'uomo che ha agito o l'uomo che ha pensato all'azione. Poiché ora so che è la struttura stessa della lingua ad essere ingannevole. Il problema nasce non appena comincio a usare la parola "io". Non c'è contraddizione nelle cose, soltanto nelle parole che inventiamo per riferirci alle cose. È la parola "io" a essere arbitraria, a racchiudere in sé la propria inadeguatezza e la propria contraddizione. Nessun problema. Da qualche parte, oltre gli oscuri confini dell'universo, la risata di una iena. A quel punto ho distolto lo sguardo dall'immagine riflessa. Tra allora e adesso ho fumato nove sigarette. - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Torniamo all'inizio. È una cosa strana, o meglio fu una cosa strana. Grazie a Dio è improbabile che capiti di nuovo. Volevo parlare di Ella, di come fosse entrata all'improvviso nella mia vita, come una scossa al cervello, il giorno stesso in cui ripescammo il cadavere della donna dal fiume. Per quella ragione, e per non complicare la questione, non ho detto niente di Cathie. O per lo meno non ho svelato il suo ruolo nella faccenda. Naturalmente era sempre lì, ma non lo sapevate. Era il cadavere. Stavo quasi per dire il mio cadavere. Ma un cadavere, strettamente parlando, non appartiene a nessuno, e anche se avrei potuto rivendicare qualche diritto sul suo corpo quando era in vita, preferisco pensare di non avere alcun diritto sul suo cadavere, nemmeno quello di un assassino. Ho ucciso Cathie. Non ha alcun senso negarlo dato che nessuno mi crederebbe. La polizia, con il suo solito sensazionalismo, aveva cominciato subito a indagare sull'ipotesi di omicidio. Questo secondo i giornali. In realtà, ciò significava che stavano già cercando un assassino. Beh, ne hanno trovato uno, ma su questo torneremo dopo. Quello che li aveva convinti, credo, era il fatto che non avesse vestiti addosso, il che, non avevano dubbi, indicava la presenza di un uomo. Almeno di un uomo. Fin qui sono d'accordo con loro, certo: è il tipo di conclusione a cui potrei arrivare da solo, e pure voi, forse. Ma, se uno ha rapporti sessuali con una donna in circostanze piuttosto sconvenienti, e se poi il cadavere della donna viene rinvenuto in uno dei nostri fiumi navigabili, dare per scontato che l'uomo l'abbia uccisa mi sembra completamente assurdo. I giornali, presi nel ruolo di difensori della morale pubblica, avevano sostenuto questa tesi. Il pubblico, assetato di scandali, se l'era bevuta. Leslie ci credeva, Bob ci credeva, Ella ci credeva. Perciò continuai a tenere la bocca chiusa. Torniamo all'inizio, o meglio, all'inizio che ho scelto io - anche se avrei potuto tornare indietro di uno o addirittura dieci anni per trovare il principio di tutto quanto - a quel mattino che la ripescammo dal fiume. Era una cosa strana che dovessi essere proprio io, io che avevo visto Cathie perdere l'equilibrio e cadere nel fiume, a trovare il suo cadavere il mattino dopo a un chilometro da dove era caduta. Al tempo la cosa mi era parsa ridicola, tanto incredibile che se Leslie non fosse salito sul ponte in quel momento, sicuramente mi sarei rifiutato di accettare un fatto talmente inverosimile e avrei cercato di spingerla di nuovo via con la gaffa. Purtroppo Leslie era salito al momento sbagliato e vedendo il corpo nell'acqua gli era venuto in mente che fosse nostro dovere ripescarlo. Almeno questo è quello che aveva detto lui. La faccia dell'uomo col berretto da operaio comparve sul giornale tra un disastro aereo, quarantasette morti, e un convegno del mondo della finanza che si sarebbe tenuto a Parigi. L'immagine a puntini era piazzata nella pagina come una macchia indistinta, uno sprazzo di bianco in mezzo a un esercito di puntini più scuri, come se la faccia cercasse di immergersi nello sfondo e di fondersi con esso. L'articolo sotto diceva: omicidio sul clyde Accusato un uomo Quest'oggi il Tribunale Centrale ha disposto un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Daniel Goon, idraulico, residente a Glasgow, 42 Black Street. Goon, padre di quattro figli, è accusato dell'omicidio di Catherine Dimly, 27 anni, aspirante attrice, domiciliata a Glasgow, 2 Goble Street. Il cadavere della signorina Dimly era stato rinvenuto due settimane fa nel fiume Clyde da due chiattaioli. Non riuscivo nemmeno a immaginare quali prove potessero avere contro Goon. Lui non c'entrava niente. Ed ero convinto di aver distrutto qualsiasi prova. Quando Cathie inciampò e cadde all'indietro nel fiume l'urlo le si strozzò in gola prima che potesse cacciarlo fuori. Le luci sulla riva opposta sfavillavano e ovunque un silenzio di tomba. Il tonfo nell'acqua mi rimase in testa per qualche attimo, come un grido in un bosco, prima che mi stendessi a pancia in giù sulla banchina, in preda al panico, a fissare l'acqua nera e veloce. Lei si mosse zigzagando rapidamente oltre le pietre della banchina e qualche metro più avanti, silenziosamente, spuntò qualche bollicina in superficie, come bolle di sapone quando si fa il bucato, sempre più lontano, finché non ci fu più nulla da vedere. Capii subito che era morta, andata, senza alcuna speranza, e nello stesso momento mi accorsi di avere gambe e braccia paralizzate. Rimasi a lungo lì dov'ero, senza muovermi, i miei occhi ormai abituati all'oscurità dopo quell'ora che avevamo passato insieme. E prima una scatola di fiammiferi, poi una bottiglia e una spranga di legno, ogni oggetto fece un rumore diverso quando sbatteva sulle pietre, graffiandole, per poi scomparire nel flusso della corrente. Pensai a stelle che sfrecciavano via disperdendosi nel nero universo, più veloci della luce. E in quel momento stavo pensando che Cathie era là sotto da qualche parte. Era troppo buio e troppo tardi per fare qualcosa. Urlare adesso? Cercai a lungo qualche traccia di lei, e a parte i detriti che galleggiavano trasportati dalla corrente, l'acqua era completamente scura, e dopo un po' mi accorsi che era come cercare un ago in un pagliaio. Poteva essere dovunque, a qualsiasi profondità. Cristo Santo! Ricordo una sensazione di incredulità. Era successo tutto così in fretta, senza che niente lo facesse immaginare. Niente. Per me era tanto insensato quanto un terremoto su un prato inglese. Più tardi, proprio questo mi sarebbe parso così falso nella dettagliata ricostruzione dell'accusa. Nel momento in cui cadde non ci furono reazioni drammatiche da parte di nessuno di noi due. Nemmeno un urlo, né mani agitate nell'acqua, e, per quanto mi riguarda, fui sorpreso di essermi calmato così in fretta. Credevo forse che avesse nuotato un bel po' sott'acqua e avesse raggiunto la riva dall'altra parte? Sapevo che era impossibile. Sapevo che non era capace di nuotare. Aveva sempre avuto paura dell'acqua. Qualche volta la prendevo in giro quando uscivamo in barca a remi, magari un giorno d'estate, non lontano dalla riva da qualche parte sulla costa occidentale, e ci sdraiavamo nudi sul fondo della barca, sotto i banchetti. Era più passionale che mai in quei momenti, perché sapeva di non essere capace di nuotare, perché per lei la nostra lotta erotica nella barca che ondeggiava in balìa della corrente era una questione di vita o di morte. Non era soltanto il suo corpo che si dava nel fragile guscio della barca. Era la sua vita che metteva in gioco, e lanciava gridolini di delirante piacere quando un'onda improvvisa si infrangeva sulla fiancata della barca e spruzzava le sue natiche come argento vivo. Diceva di sentire la forza del mare attraverso il legno della barca nella sua carne così come nelle sue orecchie; e non credeva di essersi mai data così pienamente come quando, i muscoli irrigiditi sul fondo malridotto della barca, la prua si sollevava e uno spruzzo d'acqua le cadeva sulle cosce come una raffica gelata. A poco a poco mi abituai all'idea che fosse annegata, senza speranza, e per qualche ragione il placido sciabordio dell'acqua contro le rocce mi rassicurava. Anzi, esercitava un certo fascino su di me, senza dubbio per via del nesso che era sempre esistito fra i nostri amplessi e l'acqua. Cathie raggiungeva l'estasi col terrore dell'acqua, e più di una volta - anche se in questo modo si stava semplicemente lasciando andare alla sua fissazione per i melodrammi - disse di sentire che era così che sarebbe morta, travolta dall'acqua mentre faceva l'amore. Non si era sbagliata del tutto. Se un poliziotto fosse arrivato in quel momento, probabilmente non avrei fatto alcun tentativo di fuga. Fu solo più tardi, dopo qualche minuto, che mi resi conto che la mia posizione era pericolosa, che c'era solo la mia parola a testimoniare che fosse un incidente. Era davvero un incidente? Credo di sì. Non mi era mai passato per la testa di ucciderla. Me ne stavo semplicemente andando. Lei cercò di trattenermi. Mi divincolai. Lei perse l'equilibrio, inciampò su un ciottolo e finì nell'acqua. Splash. Era successo tutto così in fretta. Magari qualcuno potrebbe dire che la colpa è mia, perché le mie reazioni erano state troppo lente. Devo aver voluto la sua morte. Non credo. Anche se sicuramente, quando lei cadde all'indietro, la sensazione che mi dominava era quella di fastidio. Ero scocciato con lei. E poi una specie di curiosità mista a panico. Se n'era andata all'improvviso, e non appena la rabbia mi sbollì la curiosità mi lasciò senza fiato, e poi mi investì un'ondata di paura, quasi nausea, e me ne stavo sdraiato a faccia in giù a fissare l'acqua nella quale era scomparsa. Se soltanto fosse spuntata in superficie, anche solo per un istante, forse mi sarei mosso. Ma per qualche ragione fin dall'inizio sentii che non c'era alcuna speranza, anzi, ormai era fatta, e in quel momento francamente non posso dire che me ne fregasse molto, anche se dopo me ne importò, quando mi resi conto che era morta. Morta. Morta. Morta. Mia madre e adesso Cathie. Improvviso come un lampo a ciel sereno. E poi una graduale amplificazione mentre, assorto nella mia immaginazione, il doloroso fatto si spandeva come un'alba rossastra che tinge a poco a poco l'intero orizzonte. .



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