Autore: Luigi Capuana
Illustrazioni: Bruno De Vita
Introduzione e note: Luigi Maria Cesaretti
Editore:
Edizioni Remo Sandron
Prima edizione: 08/1967
Edizione corrente: 09/1969
EAN-ISBN: -
Pagine: 196
Rilegatura: brossura fresata
Dimensioni: 14,5x21,0
Prezzo di copertina: 13,50 Euro
Il libro si può acquistare on-line solo sul sito dell'editore www.sandron.it
Descrizione
Introduzione e note di
Luigi Maria Cesaretti
Uscito nel 1912, è forse il più "verista" fra i racconti per ragazzi del
Capuana.
Attraverso le vicende, peraltro a lieto fine, del piccolo protagonista Menu l'Autore affronta il tema dell'emigrazione dei contadini poveri del meridione verso le Americhe, e in particolare verso gli Stati Uniti, divenuta nell'ultimo Ottocento e nei primi anni del '900 un fenomeno sociale di gigantesche proporzioni.
L'emigrazione, agli occhi del disincantato scrittore "ben documentato sul fenomeno per averlo osservato con attenzione nella natia Mineo, la Ràbbato del romanzo" è prospettiva dura e magari dolorosa ma, in certe circostanze, ineluttabile, e va possibilmente trasformata in una occasione di promozione sociale e culturale.
È questo l'insegnamento che i lettori possono trarre dalla storia di Menu, emigrante volontario e persino entusiasta a New York, per un misto di infantile curiosità e desiderio di emulazione dei fratelli e dei compaesani; la "Merica" non è però per lui una meta definitiva: egli ritorna infatti al paese natio, dopo aver visto e imparato tante novità e aver avuto a che fare, fra l'altro, con la malavita organizzata (la temibile "Mano nera").
Reduce dall'avventura americana durata un anno e mezzo, Menu si ritrova cresciuto umanamente e culturalmente; il suo tesoro di esperienza, cercherà di farlo fruttare a beneficio dei suoi compaesani, diventando maestro per insegnar loro un po' di "americanismo", cioè di libertà e abilità imprenditoriale, apprese di persona.
Indice
Introduzione
I - Il nonno
II - «Coda pelata»
III - Propaganda
IV - Preparativi
V - La partenza
VI - Alla Nicchiara
VII - La prima lettera
VIII - Inquietudini
IX - « Menu » fantastica!
X - Riscatto
XI - La festa del Patrono
XII - La pazza
XIII - « Menu » vuol partire
XIV - Il dottor Liardo
XV - « Menu » a Nova York
XVI - I due fratelli
XVII - La « Mano nera »
XVIII - «Miss Mary»
XIX - Lo zi' Carta
XX - L'arrivo delle rondini
XXI - Finalmente!
XXII - Oh la Patria!
Note biografiche
Luigi Capuana (Mineo 1839 Catania 1915) è uno dei principali esponenti del verismo, del quale fu anche il maggiore teorico: sulla scia del naturalismo di
Zola, egli propugnò una letteratura fedele al vero e improntata a rigorosa impersonalità.
Dedicato a Zola è il romanzo
Giacinta, del 1879, manifesto letterario del verismo.
Il suo libro più noto è
Il marchese di Roccaverdina del 1901; scrisse anche vari volumi di novelle di ambiente contadino, e saggi di critica teatrale e letteraria.
Si occupò, primo fra gli scrittori italiani, del mondo del soprasensibile e dell'occulto, da lui investigato in saggi e novelle con lo spirito "scientifico" dello scrittore verista.
Fu infine un fortunato autore di fiabe e racconti per ragazzi.
Estratto
XVII - La «Mano nera»
Da due mesi Menu era dallo zi' Carta un po' da contabile, un po' da giovane di bottega.
Stava ancora con l'animo sospeso, e squadrava da capo a piedi gli avventori che affluivano, specialmente quelli che erano decentemente vestiti e portavano fagotti e panieri in mano.
Si divertiva un po' occupandosi a disporre nelle ceste gli aranci avvolti nella carta stampata a colori diversi; formava disegni a croce, a rosoni, a circoli, perché allettassero l'occhio dei compratori, secondo la qualità, secondo il prezzo; e in ogni cesta metteva un arancio senza involucro, per mostra.
Così pei limoni, pei cedri, per le cassette di uva passa, di fichi secchi.
Quando non aveva da fare, si sedeva su l'uscio dalla parte interna, e leggeva il giornale allo zi' Carta, che ora lo comprava ogni giorno, e voleva le notizie della Talia, della Siggilia, maravigliandosi che quei bestia dei giornalisti non dessero neppure notizia di Ràbbato, come se non esistesse.
E un giorno che il foglio riportava un dispaccio con l'annunzio di una scossa di terremoto avvenuta colà, la compiacenza dello zi' Carta fu tanta, che si lasciò scappare di bocca:
Ci vorrebbero almeno tre terremoti al mese per sapere qualcosa di lassù!
Ma soggiunse subito.
Dio ne scansi!
Già Ràbbato lo aveva tutti i giorni sotto gli occhi nelle due larghe cartoline affisse al muro, insieme con l'immagine di Sant'Isidoro, com'era nel quadro dell'altare maggiore della sua chiesa, con gli angioli che aravano mentre il santo glorioso faceva orazione, e il re, venuto a certificarsi del miracolo, apriva le braccia e spalancava gli occhi, che pareva proprio vivo.
Cose dei tempi antichi.
Oggi santi non ce ne sono, concludeva ogni volta che si raccomandava al santo Patrono perché lo aiutasse a far prosperare il suo negozio.
E poi, occorrevano forse le cartoline e le immagini del Santo per ricordarsi ogni giorno di Ràbbato?
Non ne passava uno che egli e Menu non si sentissero salutare da qualche «americano» del paese:
Come va, zi' Carta?
Ah! Sei ancora qui? Ti credevo già andato via.
Chi sta bene non si muove.
Salutiamo, zi' Carta! Tu sei nipote di zi' Santi Lamanna, mi pare.
Sì, rispondeva Menu.
Di tanto in tanto, ecco Nascarella col suo organino, e la moglie e la figlia che cantava in siciliano, storpiando le canzonette napolitane.

Si fermavano davanti ai caffè, davanti alle osterie della via e la gente usciva fuori per guardare quella ragazza che si sgolava, contorcendosi, ballando, facendo scoppiettare le castagnette, con gran stupore di Menu che vedeva Nascarella travestito da napolitano, coi fiori al cappello, e le due donne coi cappellini sgualciti infiorati stranamente, e certe vesti rosse e verdi evidentemente comprate da un rigattiere.
Agli americani dovevano però sembrare proprio costumi napolitani, se si divertivano allo spettacolo, a star a sentire, e buttavano bei soldi nel piattino delle donne che andavano attorno e raccattavano a terra quelli che piovevano dalle finestre piene di curiosi.
Nascarella, per saluto al paesano faceva una breve sosta davanti alla bottega dello zi' Carta e le due donne accettavano volentieri un regalo di aranci sbucciandone qualcuna, e mangiandola; per rinfrescarsi la gola, diceva la ragazza.
Qualche volta accadeva di veder passare tre quattro poveri rabbatani che parevano sperduti, e con la fame sul viso.
Lo zi' Carta li riconosceva agli abiti, alle mosse, e non s ingannava mai, preso da grande pietà per quei disgraziati.
Voi siete di Ràbbato?
Sissignore!
Io sono lo zi' Paolo Carta; e questo è nipote dello zi' Santi Lamanna.
Ah!...
Quei poveretti quasi non credevano alla fortuna di avere incontrato due compaesani.
Siamo stati ingannati.
Ci hanno lasciato in mezzo a una via.
Non sappiamo come fare.
Vi condurrò io dal Commissario... Intanto... Venite con me...
Li faceva entrare nella vicina osteria.
Prendete un boccone.
Se non ci aiutiamo tra noi!
Non sono ricco...
Così ne aveva consolati parecchi, trovando di collocarli bene, di salvarli dalle unghie degli sfruttatori.
Menu, che passava tutte le domeniche in compagnia di Santi, aveva riveduto due sole volte Stefano dalla mattina in cui erano stati a colazione nell'osteria di compare Cheli Murabitu.
La prima volta era venuto col pretesto d informarsi se Miss Stoppa fosse tornata.
Io avrei da collocarti come fattorino in una Banca; poi potresti passare ad usciere e andare su su, se sapresti fare.
Che Banca?
aveva domandato lo zi' Carta.
Di quelle che falliscono a ogni sei mesi?
Voi non ve n'intendete.
Lasciane la cura a Santi.
Se lo prende a proteggere la figlia del suo padrone...
Sarà un pulcino "nella stoppa" sghignazzò Stefano.
Hai voglia di chiamarla Miss Stoppa!
Quella ci ha qualche milioncino che non avremo mai né tu né io.
Suo nonno vendeva cerini, dicono.
Questo gli fa onore.
Diglielo a Santi che il posto è pronto.
Avete sentito, zi' Carta?
Hanno accoltellato il mascalucioto.
Dopo che gli hanno ammazzato la moglie e la figlia!
Aveva dato la notizia sui punto di andar via.
Se la caverà con trenta giorni all'ospedale.
Vi saluto, zi 'Carta.
Se scrivi al nonno e alla mamma...
Tu non hai mani per prender la penna?
La zappa m insegnò il nonno, zi' Carta.
Una mattina, Menu avea notato due figuri che pareva facessero la ronda, passando e ripassando davanti alla bottega.
Lo zi' Carta, dietro il piccolo banco, contava certi quattrini da portare alla posta, e ne faceva tanti pacchetti da cento lire l'uno.
Vado e torno sùbito, disse.
Menu, che dalla soglia della bottega non avea perduto d occhio quei due, si accorse che uno di essi, all'uscire del suo padrone si era allontanato in fretta.
Poco dopo, vide spuntare Stefano e gli parve che, per un piccolo tratto della via, fosse accompagnato da colui che aveva lasciato l'altro a fare la guardia.
Stefano andò difilato alla bottega.
Che ti ha detto Santi?
La signorina tornerà tra giorni.
Va bene mi farete sapere qualcosa.
Si aggirava per la bottega, osservando le ceste, come uno che non avesse altro da fare.
Poi si fermò, si accostò a Menu e quasi sottovoce gli disse:
Dovresti darmi una ventina di lire; te le renderei fra tre giorni.
E chi le ha? rispose Menu maravigliato della richiesta.
Dalla tua mesata.
Non ho manco un soldo. Lo zi' Carta la paga a Santi.
Prendile dal cassetto. Ci saranno ben più di venti lire.
Neppure se avessi io la chiave! Ma ti pare!
Bella fiducia ti ha il tuo padrone! Fa conto che non ti ho detto nulla. Hai capito? Fa conto che non mi hai visto anzi, ricordatene.
Quei due figuri sparirono dietro a Stefano.
Menu li aveva seguiti con l'occhio fino allo svolto della cantonata.
Era rimasto con un lieve tremore per tutta la persona.
Viveva sotto l'ossessione delle revolverate, delle bombe, e ora delle coltellate, come era accaduto al mascalucioto.
Non temeva precisamente per sé, ma per lo zi' Carta, che spesso diceva: Ce l'hanno con me!
Le bombe però non hanno riguardo! pensava il povero Menu.
E non vedeva l'ora che tornasse la miss di Santi per allontanarsi da quel posto, quantunque poi gli dispiacesse di lasciare lo zi' Carta che davvero gli voleva bene come a un figlio, e gli aveva raddoppiata spontaneamente la mesata.
Fa conto che non mi hai visto anzi! Ricordatene!
Perché mi ha detto questo? si domandava Menu nel momento in cui lo zi' Carta ritornava tranquillamente dall'Ufficio postale.
Chi ha portata questa lettera? domandò prendendola dalla cesta su cui era posata.
Quale lettera? fece Menu.
Questa!
Lo zi' Paolo era impallidito scorgendo nel posto del sigillo una piccola impronta nera che rappresentava una mano.
Qualcuno, con la scusa di comprare...
Non è venuto nessuno, affermò Menu, pensando al ricordati di Stefano.
È piovuta dall'aria dunque?...
Ah, gl'infamacci! Ma questa volta vado a ricorrere alla polizia.
Non l'apro neppure... No: leggila... Sentiamo!
E stracciò a stento la busta, tanto gli tremavano le mani.
Che dice?
Dice che...
Menu aveva percorso rapidamente con gli occhi lo scritto del foglio e si era fermato a una cifra.
Poi lesse con voce mal ferma:
«Lunedi sera, al quarto albero a sinistra della Terza Avenue, un vecchio attenderà la grazia di voi signor Paolo Carta, cioè trecento dollari, che manderete col vostro ragazzo, se non volete che vi avvenga qualche grosso dispiacere. E zitto, altrimenti farete peggio.
Con noi non si scherza. Gli amici della...»
E, sotto, la stessa impronta della busta: una piccola mano nera.
Lo zi' Carta rimase un momento a testa bassa, con gli occhi socchiusi, quasi annichilito, respirando appena.
Poi si rizzò tutto a un tratto su la persona, tolse di mano al ragazzo la lettera, ripiegò il foglio, lo rimise dentro la busta e detto a Menu:
Andiamo! tolse via le ceste posate su due panchetti ai lati della porta, rimosse i panchetti e, chiusa la bottega coi catenacci e con le sbarre di ferro, come faceva le domeniche quando andava a passare le giornate fuori di casa, si avviò verso il posto di polizia del quartiere.
Menu stentava a seguirlo, tanto lo zi' Carta andava in fretta.
Coi gesti, più che con le parole, giacché egli non sapeva un motto d inglese (le due o tre frasi apprese a memoria le riduceva incomprensibili per la cattiva pronunzia), soprattutto mostrando la lettera che indicava chiaro, per via dell'impronta, la sua provenienza, lo zi' Carta fece capire all'ispettore di che cosa si trattava.
Fu fatto venire un interprete che traduceva in italiano le domande:
Questa lettera non è venuta per posta. Chi l'ha portata?
L'ho trovata su una cesta di frutta. Io sono fruttaiolo.
Non eravate in bottega?
No. C'era questo mio ragazzo. Parla tu.
Chi è venuto nella sua assenza?
Nessuno. Non ho visto nessuno!
Menu scoppiò a piangere.
Non aver paura, ricorda bene!
Non ho visto nessuno!
È siciliano anche lui?
Del mio paese, fratello di un mio amico, rispose lo zi' Carta.
L'ispettore e l'interprete, si misero a parlare in inglese tra loro, fissando di tratto in tratto Menu che continuava a singhiozzare, atterrito di trovarsi in presenza di quei due che lo squadravano da capo a piedi.
È la prima volta che vi si minaccia? domandò l'interprete allo zi' Carta, che si trovò imbarazzato a rispondere.
Mi hanno estorto due volte, piccole somme, disse dopo un momento di esitazione.
Chi? Li conoscete?
Se li vedessi, li riconoscerei. Non li ho più riveduti.
Poteva accusare Stefano? E che prova avrebbe potuto dare?
Sarete chiamato. Il ragazzo resta qui.
Voscenza... rispondo io di lui! Rispondo io! esclamò lo zi' Carta portando la mano al petto per giuramento.
Il ragazzo... sa! concluse l'interprete: Interrogatelo bene.
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