Per contatti alessandragaldiero@hotmail.it. Estratto Frammenti di tristezza che il tempo non consuma. Gli amori veri non hanno mai una fine, anche se finiscono, possiedono in sé un segreto che li rende schiavi dell'eternità e lasciano il segno ad ogni loro passaggio, come la scia delle stelle comete, la puoi vedere solo per un attimo, ma se riesci a coglierla nel suo veloce andare e ce la fai ad aggrapparti a quella magnifica visione, la tua vita non smetterà mai di pulsare, di coinvolgerti, di amare. Sapevo che prima o poi ci sarei riuscita, che avrei trovato il coraggio per dare un volto alla mia storia, ho intrecciato i silenzi, ho respirato a fondo l'odore del mare, anche se era mille miglia lontano da me ed ho dipinto il mio quadro, ho scritto la mia poesia, ho espresso il mio dolore, ho sorriso alla vita. No, purtroppo tutto questo non me l'ero immaginato, speravo fosse così, credevo nella possibilità di un risveglio, l'unico risveglio che ho avuto però, è stata la consapevolezza di aver continuato ogni giorno in disparte, escludendomi dalla verità e dalla giustizia, ho osservato tutto con sospetto per non cadere nella trappola ed ho aggirato l'ostacolo fino a quando non ho capito che ritornavo sempre sui miei passi, a calcare la mia orma, a disperdermi nella mia ombra. Sì, credevo fosse la mia anima, invece mi sbagliavo, era solo la proiezione del mio corpo in un cono di luce, mi ingannavo, fuori dalla mia coscienza, ma immersa comunque, paradossalmente dentro di me. La prigionia, il letargo, non hanno fatto altro che amplificare ogni emozione, e, adesso non rinnego nulla, perché adesso ho capito che anche questa è passione, è coinvolgimento; ora so veramente quale sia il fondo, quello di certi sguardi, di certe tristezze, dei vecchi ricordi che si riciclano per sentire lo spavento e la tenerezza, il coinvolgimento, l'impossibilità di sentirsi traditi, per provare il sentimento che ci lascia un brivido, anche molto dopo essere andati controvento. Forse adesso ancor più di prima ho bisogno del mio silenzio per esprimere la personalità incompresa che mi distingue, e forte di questa consapevolezza non mi calo più nell'andare del tempo, non mi abbandono più ad altri voleri, non mi lascio trasportare dal flusso della corrente e delle idee. In questo preciso istante io non conosco altro che le mie riflessioni, le mie paure, e so come reagire, ma soprattutto sento di essere colpevole di tutto quello che è andato a ritroso nel percorso che mi conduceva sempre e inevitabilmente allo schianto finale, al disequilibrio, alla destabilizzazione. Ora posso ancora farmi del male, ma questo privilegio lo lascio a me, solo io posso ferirmi, però con rispetto, senza autolesionismi. Ormai sono diventata quello che sentivo, non più il suo riflesso, non ci sono più inganni, tormenti e inadeguatezze. Quando anni fa ho iniziato a scrivere della mia vita l'ho fatto usando un nome che non era il mio, ma solo quello che inizialmente mia madre aveva scelto, prima di cambiare idea, ed ho raccontato ogni cosa, fino ai dettagli più intimi, con un distacco tale che sembrava non essermi mai appartenuto, l'ho fatto soprattutto per proteggermi, per difendere la mia stabilità , solo adesso mi sono resa conto che in questo modo non mi prendevo cura di me. Ho ripreso in mano questi fogli, che per quanto coinvolgenti in fondo sono anche un po' maledetti, e senza neanche tentare di rileggerli, ho capito che era arrivato il momento di tirare fuori ogni tremito, ogni timore, mostrare a me stessa che in qualche modo io ce l'ho fatta, sono guarita dalla malattia, anche se ho pur sempre nostalgia di qualcosa e a volte mi manca l'aria. Scrivo questa storia perché finalmente io la possa condividere con me stessa, non è una sfida, è semplicemente un regalo che mi faccio dopo essermi privata per molti anni della felicità e della sincerità che si muoveva da qualche parte nel fondo di me. Eccomi qui nuda, senza pudore né vergogna... .
