Autore: Enrichetta Pellegrini
Editore:
WLM Edizioni
Prima edizione: 01/2009
Edizione corrente: 01/2009
EAN-ISBN: 9788890259654
Pagine: 82
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13,8x20,0 cm
Prezzo di copertina: 9,00 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
Descrizione
Ennis Del Mar si sta quasi rassegnando alla solitudine: una tragica fatalità gli ha portato via Jack, il grande amore della sua vita. ma all'improvviso tutto cambia, quando Ennis si ritrova difronte un sosia perfetto dell'amico scomparso.
Enrichetta Pellegrini fa rivivere gli indimenticabili protagonisti di
I segreti di Brokeback Mountain, riprendendo il filo narrativo, in apparenza spezzato, grazie a un inatteso colpo di scena.
Con accenti ora teneri e delicati, ora caldi e vibranti di passione, la storia d'amore e di amicizia fra Ennis e Jack non smette ancora di appassionare e di coinvolgere chi già aveva seguito la loro vicenda sia nel romanzo di
Annie Proulx che nel film di
Ang Lee.
Note biografiche
Enrichetta Pellegrini è nata a Napoli il 20 Agosto 1969.
Dopo il conseguimento dei diplomi di segretaria d'azienda e di perito informatico e alcune esperienze lavorative, si è sposata e ha scelto di prendersi cura dei suoi due figli.
Ora fa la casalinga, ma nei ritagli di tempo si dedica alla sua passione letteraria.
Questo è il primo fra i suoi scritti che viene pubblicato.
Estratto
Capitolo I
Ennis Del Mar guidava piano il suo pickup, un pickup vecchio e malandato, sulla strada malconcia che, verso nord, lo avrebbe portato a Lightning Flat, dopo Gillette a est di Buffalo, sotto il sole cocente di una giornata d'agosto.
Sembrava non accorgersi nemmeno del calore, niente lo faceva patire più del dolore che provava dentro.
Si aggiustò l'inseparabile cappello Stetson che, con la solita camicia a righe larghe, gli usurati jeans e gli stivaloni con la punta, il tacco alto e la suola profonda, faceva di lui un vero «cowboy» dei primi anni '80.
Con gli occhi fissi sulla strada, Ennis si accese una sigaretta e ne aspirò l'aroma acre.
Si sentiva esausto.
Da quando era partito da Riverton, nella riserva indiana di Wind River, aveva percorso senza sosta circa duecentocinquanta miglia.
Era già trascorso un anno da quando vi si era recato a trovare la famiglia di Jack, appena dopo aver saputo della tragedia che gli aveva tolto per sempre il suo amico, strappandogli via il cuore.
Dopo la sua morte era caduto sempre più in basso, oltre ogni limite.
Lavorava, senza grandi risultati né profitti, come mandriano in un ranch vicino casa, il Rafter b, visto che conosceva il proprietario da una vita, e spesso lo aveva aiutato nei momenti critici.
Si occupava del raduno del bestiame, della marchiatura e anche dell'accoppiamento e della vendita dei capi migliori.
La figlia maggiore, Alma jr, si era sposata, mentre la minore, Francine, stufa di sopportare il patrigno, e un poco delusa del fatto che la loro madre dedicasse attenzioni quasi esclusivamente al giovane fratellastro, era andata a vivere dalla sorella e dal cognato.
Ad Alma jr aveva fatto immensamente piacere la presenza di suo padre il giorno delle nozze, anche se a metà della festa lo aveva rimproverato per la sua scarsa partecipazione emotiva e per non aver spiccicato parola per tutto il tempo.
Ennis si era chiuso ancora di più in se stesso, diventando un vero e proprio eremita.
Era divorato dai sensi di colpa e dai rimpianti per aver capito e accettato troppo tardi la realtà dei fatti.
La sua era stata una lenta e inesorabile discesa volontaria verso l'annientamento.
Nel vecchio rimorchio, dove sopravviveva in totale solitudine, c'erano solo puzza di whisky e spazzatura dappertutto, ma nel vecchio armadio era appeso un tesoro per lui inestimabile: una vera e propria ancora di salvezza, quando Jack gli mancava talmente che pensava proprio di non farcela.
In quei momenti prendeva le camicie dall'armadio e le stringeva forte a sé come a voler resuscitare quell'abbraccio che non sarebbe più stato possibile.
In preda al rimorso e al rimpianto, Ennis sperava di addormentarsi e di sognare Jack.
Pensava giorno e notte a lui, al ragazzo che lo aveva amato e assecondato per vent'anni, che aveva capito e rispettato le sue paure e i suoi complessi, che non aveva esitato un attimo a macinare quattordici ore di macchina senza batter ciglio, pur di vederlo.
Il ragazzo che sempre gli chiedeva di mollare tutto e tutti per costruire una vita insieme, e che puntualmente riceveva solo rifiuti per poi tornarsene a casa con le lacrime agli occhi e un nodo alla gola.
Era sempre stato il più consapevole della loro diversità , sopportando a malapena l'astinenza sessuale e proprio per ciò (Ennis ne era certo) aveva perso la vita, nonostante quello che gli avevano voluto far credere riguardo all'incidente.
Ennis si era reso conto che, se gli fosse stato più vicino, Jack non avrebbe cercato altro, e sapeva benissimo che lo aveva fatto soprattutto per tentare di compensare il bisogno che aveva di lui.
«Potendo tornare indietro nel tempo», pensò, «come mi sarei comportato? Forse sarei morto anch'io».
In fondo, il primo a non accettarsi era stato proprio lui.
Un camion lo superò e qualcuno gli bussò forte distraendolo dai suoi pensieri: Togliti da davanti, coglione!
In altri tempi lo avrebbe inseguito e riempito di botte, ma adesso tutto gli scivolava addosso.
«Mica è colpa mia », pensò, «se il camioncino non si muove da terra».
Si guardò nello specchietto retrovisore, e si trovò vecchio e trascurato.
E pensare che era sempre stato un uomo attraente, lui.
Aveva da poco compiuto quarant'anni, ma nello spirito si sentiva decrepito.
Dal suo stato di agitazione intuì che era di nuovo arrivato a destinazione, e stavolta non sarebbe tornato indietro come stava facendo da ore, sarebbe andato fino in fondo.
E, per l'ennesima volta da quando era partito, cercò di capire i reali motivi che lo avevano spinto a tornare lì.
Si sentiva in procinto di scoprire qualcosa di importante, che magari gli era sfuggito l'anno prima, ed era davvero una strana sensazione.
Poi, come assistendo a un film, rivide tutto il percorso di vita che aveva condiviso con Jack.
Lo vide ragazzo, giovane, vivace, poi confuso e appassionato, poi amante instancabile, poi afflitto dalla separazione.
Poi lo rivide più maturo e sicuro, felice e speranzoso, infine deluso e rassegnato.
E lui, praticamente sempre uguale, chiuso a qualsiasi prospettiva di vita che non fosse quella che gli altri si aspettavano da lui.
Povero amico, quanto si era illuso in tutti quegli anni, quanto aveva sperato che, prima o poi, qualcosa per loro cambiasse.
Percorse inquieto il vialetto che lo avrebbe condotto verso casa sua e ritrovò lo stesso scenario di desolazione dell'altra volta, solo rovine e miseria.
Poi, mentre si avvicinava alla proprietà dei genitori di Jack, fu spettatore di una scena irreale che, a sua insaputa, gli avrebbe cambiato di nuovo la vita.
Era ancora abbastanza lontano per essere notato o per poter distinguere un viso, quando la porta di casa Twist si spalancò e un uomo molto somigliante a Jack, ma visibilmente claudicante, uscì di casa sbattendo la porta e urlando:
Papà , non rompere, accidenti a te!
«Ma sembra proprio la voce di Jack», pensò Ennis, «sarà il sole che ho preso in testa!»
Che cosa stava succedendo?
Chi era quell'uomo che tanto gli somigliava?
Forse un fratello segreto di Jack?
Un peccato di gioventù del padre, solo ora rivelato alla moglie?
Stava vivendo un sogno, o forse un incubo?
Nel frattempo lo zoppo si guardò intorno: sembrava che avesse scorto il furgone da distante.
Ennis ebbe tutto il tempo di osservarlo meglio, sia pure da lontano: certo, vestiva proprio come lui, stesso cappello di sempre tipicamente texano, camicia di jeans, stesso tipo di pantaloni e stessi stivali.
Si diede un pizzicotto e sentì dolore: allora era sveglio!
Poi il suo sguardo si posò per la prima volta sul furgone rosso parcheggiato proprio fuori casa, identico a quello di Jack.
«Cosa c'è di strano?», pensò, «lo avranno regalato al padre in ricordo del figlio».
C'era da capire solo chi fosse lo zoppo che tanto somigliava a Jack e che aveva anche la sua voce.
Si stava rodendo il cervello quando, all'improvviso, la figura del padre di Jack si stagliò sulla soglia di casa.
Dove vai, Jack? Torna indietro!
Lo zoppo di nome Jack si diresse strisciando la gamba verso il pickup rosso e vi salì.
Ennis, come inseguito da un fantasma, fece inversione di marcia sgommando paurosamente e alzando nuvole di polvere.
Cercò di raggiungere la massima velocità , e stranamente il furgone parve accelerare più del solito.
«Forse anche lui ha paura dei fantasmi», pensò.
Ennis doveva capire cosa aveva visto: com'era possibile chiamare due figli con lo stesso nome?
Forse non avrebbe dovuto scappare, ma tentare invece di comprendere il significato di quanto stava capitando.
Tutto sommato non era andato apposta lì per saperne di più?
Ecco il perché delle sue strane sensazioni: effettivamente c'era qualcosa che gli era sfuggito.
Lo avrebbe scoperto presto.
Il pickup rosso era dietro di lui, e procedeva più velocemente del suo, poi iniziò a lampeggiare per segnalargli di fermarsi.
Un oscuro timore spingeva Ennis a proseguire la corsa ma il furgone rosso continuò a tallonarlo e lo costrinse a fermarsi sul ciglio della strada.
Poi si affiancò, ed Ennis sentì lo sportello che si apriva e qualcuno che scendeva.
«Sicuramente lo zoppo somigliante a Jack», pensò.
La figura si avvicinò a lui che era ancora al posto di guida: ora lo avrebbe guardato e finalmente si sarebbe reso conto che era stato solo un equivoco o magari un miraggio, ma prima ancora che alzasse lo sguardo verso di lui, lo zoppo parlò:
Ehi, amico, hai bisogno di aiuto?
È tutto a posto?
Ho visto che uscivi dalla mia proprietà .
Non c erano dubbi, era proprio la voce di Jack.
Ennis alzò finalmente gli occhi e lo zoppo si toccò il cappello come solo Jack poteva fare, poi finalmente lo guardò in faccia.
Impossibile, eppure sembrava proprio lui!
Ennis si sentì mancare.
Cosa significava tutto questo?
Si era aspettato certo delle novità ma queste erano cose dell'altro mondo!
Ennis lo guardò meglio, sempre senza dire una parola.
Lo shock era stato talmente forte che continuava a rimanere immobile e silenzioso.
Jack era proprio come lo ricordava: stessi baffetti, solite basette, qualche capello bianco in più che spiccava in mezzo alla sua chioma corvina, e alcune rughe, che prima non c'erano, agli angoli dei meravigliosi occhi blu, e pure il naso, praticamente perfetto, era il suo.
Solo la scarsa adipe che aveva accumulato nel corso degli anni sui fianchi e sullo stomaco era scomparsa: Jack appariva visibilmente dimagrito.
La tieni la lingua, amico?
Sembra che hai visto un fantasma!
«Ma è sicuramente lui!», pensò Ennis, e non sapeva se ritenerlo un miracolo oppure un disegno ben architettato, chissà da chi e perché.
Ora doveva solo capire cosa era successo e perché Jack sembrava non ricordarsi di lui.
Poi Ennis si lasciò sfuggire un «Jack» che aveva un tono di stupore e sollievo.
Ci conosciamo? domandò lui meravigliato.
Sì.
Jack sembrò dispiaciuto di non rammentarsi di lui, ma poi, come se non aspettasse altro che poter narrare a qualcuno la sua storia, si profuse in un racconto preciso e dettagliato dell'accaduto.
Chi sei?
Il fatto è che ho avuto un grave incidente in Texas, dove vivevo prima.
A causa del trauma cranico che ho subito, non ricordo niente, ma i medici dicono che la memoria tornerà all'improvviso, o un po' per volta.
Non ricordo nemmeno la faccia di mia moglie e di mio figlio.
Dopo l'incidente mi hanno mandato qui per la convalescenza: si vede, vero, che sono ridotto male?
Poi indicò la gamba e il braccio sinistro, e solo allora Ennis notò che anche l'arto superiore era un po' rigido.
Infine l'amico si tolse il cappello mostrandogli una grossa cicatrice sulla tempia.
«Povero Jack!», pensò Ennis, convinto ormai che fosse veramente lui.
Cosa gli avevano fatto?
Per questo non lo aveva riconosciuto e sicuramente non rammentava nulla della loro storia.
Ma cosa mi succede?
Raccontare tutto, così, a una persona che nemmeno ricordo.
Non è da me: di solito sono restio a parlarne, ma, non so perché, mi è venuto spontaneo raccontarlo a te, disse,stupito dalle sue stesse rivelazioni improvvise.
Poi fece una smorfia molto familiare per Ennis, muovendo l'angolo della bocca, e lui ebbe uno slancio affettivo verso di lui e gli mise una mano sulla spalla.
Era ancora incredulo di fronte a quanto stava accadendo.
Forse perché non siamo estranei, Jack.
Siamo amici da tanto tempo, molto amici.
Gli occhi di Jack s illuminarono per lo stupore.
Davvero?
E come ti chiami?
Vieni, torniamo a casa mia che ci beviamo due birre e mi racconti tutto.
«Chissà se sentendo il mio nome avrà qualche reazion», pensò Ennis.
Mi chiamo Ennis.
Ennis, Ennis come?
Un cognome non te lo hanno dato?
Ennis non ebbe dubbi, era il suo Jack.
Ennis Del Mar.
Jack meditò per qualche istante, ripassandosi più volte il nome in mente.
Sperava che gli si accendesse una lampadina.
Quel nome aveva un suono familiare, ma non gli ricordava nulla.
No, questo nome non mi dice niente, mi spiace.
Sei di queste parti?
No, sono nato a Sage e ora abito a Riverton.
Avanti, andiamo dentro.
Davvero, amico mio, ora non posso.
Mi sono ricordato di un appuntamento importante.
Ci si vede poi, promesso.
Ennis non poteva rimanere oltre.
Doveva realizzare cosa era successo.
Aveva bisogno di bere, e parecchio anche.
Jack lo guardava con aria sospettosa e incuriosita.
Dì un po , come hai detto che ti chiami? Ennis, vero?
Ma se è vero che siamo tanto amici, perché ti sei fatto vivo solo oggi?
Cosa gli avrebbe risposto adesso?
Beh, sai come vanno certe cose, il lavoro, la famiglia, solo ora ho potuto sganciarmi.
Va bene, se proprio devi andare, vai, però ricordati che mi hai promesso di rifarti vivo presto, ok?
Ci puoi scommettere!, e detto questo Ennis offrì la mano a Jack e montò sul camioncino.
Si fermò qualche chilometro più avanti, si prese il viso fra le mani e meditò a lungo.
Appena si sentì pronto a ripartire, guidò fino a Gillette.
Poi entrò nel primo bar incontrato lungo la strada e bevve whisky fino a stordirsi.
Fece mille ipotesi, ma la verità la potevano sapere solo il padre e la moglie, che un anno prima gli avevano voluto far credere deliberatamente che Jack fosse morto.
E il perché era facilmente intuibile, visto che la prima e unica volta che aveva incontrato suo padre aveva avuto l'impressione che sapesse tutto.
La stessa sensazione l'aveva provata durante un colloquio telefonico con sua moglie: gli era parsa gelida e scostante.
Jack aveva avuto realmente un incidente, visto com'era conciato, e loro avevano approfittato della conseguente amnesia per cancellare la parte della sua vita che non approvavano.
E sua moglie aveva colto l'occasione per levarselo definitivamente dai piedi, visto che a malapena lo sopportava, come Jack gli aveva sempre confidato.
Questa era perlomeno la ricostruzione degli avvenimenti che parve più logica a Ennis.
«Penso proprio che il signor Twist riceverà presto una mia visita», fu la sua riflessione ad alta voce.
La notte, nel suo furgone ai margini della strada, Ennis non riuscì a chiudere occhio.
La gioia di aver ritrovato Jack era incontenibile, paragonabile all'improvviso risveglio da un incubo atroce, in cui...
.