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Books / Literature | Popularity: 0 | Entries: 376 | Modified: 349d 12h ago | | Add to My Feeds
Quell'estate a Zawrocie
February 8th, 2009
9788890370007.jpg Autore: Hanna Kowalewska Editore: Edizioni del Gorgo Traduttore: Barbara Delfino Prima edizione: 10/2008 Edizione corrente: 10/2008 EAN-ISBN: 9788890370007 Pagine: 217 Rilegatura: Brossura Dimensioni: 14x21 cm Prezzo di copertina: 11,00 Euro Argomento: Narrativa Straniera Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione Matylda ha visto sua nonna Aleksandra una volta sola in vita sua a causa di vecchi e irrisolti dissapori familiari. Ma alla morte della nonna è nominata erede universale. Zawrocie, l'antica e aristocratica tenuta di campagna dove nonna Aleksandra ha passato tutta la sua vita, adesso è sua. Tra la sorpresa e il risentimento di tutta la famiglia e dei cugini che hanno sempre vissuto in quei posti di provincia. Quali sono i motivi che hanno spinto la nonna a questa scelta? Perché escludere il nipote prediletto? Che intrighi nasconde questa eredità inattesa? Matylda si avventura in un passato che osserva e rivive con partecipazione, e ne affronta i risvolti presenti con grande equilibrio e forza interiore, riuscendo alla fine a leggere nelle azioni della nonna un disegno che comporta sacrificio, immaginazione e una forte volontà. Note biografiche AUTRICE Poeta e scrittrice di prosa, Hanna Kowalewska è nata in Polonia nel 1960. Ha studiato Filologia Polacca a Lublino e Sceneggiatura alla prestigiosa Scuola Nazionale Superiore del Cinema. Autrice anche di testi teatrali, testi per programmi radiofonici e televisivi è considerata una delle più interessanti scrittrici di quella generazione che ha iniziato la sua produzione dopo il 1989 e la fine del comunismo. Dopo l'esordio con delle raccolte di versi e di racconti, il suo primo romanzo Quell'estate a Zawrocie diventa un bestseller nazionale ed è poi tradotto in tedesco. Tra le altre sue produzioni, ha scritto sempre con grande successo due romanzi a formare la cosiddetta trilogia di Zawrocie . TRADUTTORE Torinese, classe 1975, Barbara Delfino ha studiato Lingua e Letteratura Polacca a Torino, dove sta ora completando il suo dottorato in Polonistica. È autrice di traduzioni dal polacco e dal russo con diverse case editrici, e di alcuni contributi sulla letteratura polacca comparsi su riviste di settore. Estratto Il ridicolo capriccio di una vecchia donna cattiva! Alla base del male c'è il male, alla base dell'odio c'è l'odio, il libero arbitrio dà spazio a tutte le possibilità. Non è forse così nonna? Certo che è così! Proprio così Mi sembra di sentirla la tua risata stridula. Perché lo so che ridi alle mie spalle e a quelle di tutta la famiglia. Ma forse soprattutto alle mie. Dall'aldilà starai seguendo ogni mio passo, soddisfatta di essere riuscita a sconvolgermi la vita. È bastato un pezzetto di carta beige sul quale avevi messo la tua firma con una calligrafia elaborata. Io, Aleksandra Kamilowska Milska, nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali lascio tutti i miei beni a mia nipote Matylda. Come in un brutto romanzo dell'Ottocento. Ho visto i ghirigori col quale avevi iniziato il tuo nome, un doppio cappio grottescamente stretto su quella lettera che inizia anche il mio nome, una soffocante M in un intreccio rococò. Ti devi essere divertita non poco a redigere quel documento, era stato sicuramente il diavolo a guidare la tua mano. Ma doveva proprio suggerirti il mio nome?! Non ho dubbi che si tratti di un regalo del demonio. Il primo e contemporaneamente l'ultimo che mi hai fatto. In vita tua non mi hai mai regalato neanche una caramella. Ma chi se ne frega delle caramelle! Mi sarebbe bastato un tuo sorriso, una carezza, anche un solo, ma vero, contatto fisico. Per anni interi ho sognato di sentire la tua voce al telefono, di ricevere una tua lettera o un tuo regalo. E poi mi sarebbe bastato solo vederti, anche in lontananza, di nascosto, attraverso una finestra. Non sapevo nemmeno bene perché. Come avrei potuto trarre delle conclusioni dal colore di un vestito, dalla forma di un cappello, da qualche gesto rigido e sofisticato, falsato dall'effetto della prospettiva guardando per un attimo e da lontano. Avrei voluto anche vedere il posto in cui vivevi, quella mitica Zawrocie, irraggiungibile e misteriosa, separata dal resto del mondo da uno steccato, da una siepe e da un grande cancello chiuso a chiave, protetto da cani di razza. Sogni infantili, puri e ardenti. Alla fine ti ho dimenticato, come si dimenticano i nani, il lupo, la fatina buona e la strega cattiva. Non avevo più bisogno delle favole. Non avevo più bisogno del tuo amore. Avevo ormai dimenticato la nostalgia. Non ho fatto neanche in tempo ad odiarti nonna, ed è stato il più grande successo della mia giovinezza. La mia sorellastra più giovane, Paula, non sopporta neanche il suono del tuo nome. Per me sei come il personaggio di un libro letto tanto tempo fa, lontano e indifferente. E tu che dici nonna? Ti ho delusa, vero? Contavi forse sul mio odio e volevi crogiolarti un po' in esso? È banale l'atto di regalare qualcosa alle persone che ami, ma sicuramente questo non è nel tuo stile. Fare un regalo importante ad una persona che ti odia! Divertirsi del suo stupore e del suo disagio psicologico! Guardarla dall'alto! Eh sì, è molto più interessante, ma ti è andata male nonna. Con Paula ti sarebbe andata meglio, molto meglio! Ma allora nonna, perché proprio io? Era stato così decisivo quell'incontro? Ci siamo viste quell'unica volta. Io ero una piccola bambina e tu, una donna che stava invecchiando, mi fissavi con uno sguardo freddo e penetrante. «Questa è tua nonna» aveva detto la mamma, ma non mi aveva spinto verso di te. Neanche tu avevi allargato le braccia per abbracciarmi. Dopo pochi minuti ho smesso di prestarti attenzione e se non fosse stato per una fotografia sul fondo di un cassetto in camera dei miei genitori i tratti del tuo viso sarebbero svaniti per sempre dalla mia memoria. Tu nonna avevi più possibilità di ricordare il nostro incontro e farti un'idea del mio carattere. Forse proprio in quel momento avevi sentito che ero sangue del tuo sangue. Ti ricordi come avevo fatto onore col mio sederino da bambina di cinque anni alla torta nuziale della cugina Zosia? Devo esserti sembrata la mocciosa più impestata del mondo. Non perché mi ero seduta sul vassoio della torta, ma perché non volevo che mi tirassero su. Desideravo più di ogni altra cosa che gli ospiti si accorgessero della mia esistenza. Quando tutti gli occhi degli invitati erano fissi sulla rosa di panna e sulla scritta "W gli sposi", mi sono arrampicata sulle ginocchia di mio padre e mi sono lasciata cadere sulla torta. È stato un momento indimenticabile! Guardavo con coraggio il coltello sospeso sopra la mia testa e una sfilza di visi sbalorditi e minacciosi che mi fissavano. Ricordo come fosse oggi i pensieri confusi dall'assenzio grottescamente trasformati dalla stanchezza puerile, e il fumo di sigaretta. Potrebbe tagliarmi. Anzi, vorrei che mi tagliasse. Sono una torta nuziale e ne riceverete una fetta ciascuno! Mi scioglierò nelle bocche ed entrerò nelle budella! È molto più interessante che essere una piccola bambina ignorata dalle coppie concentrate solo su se stesse. E poi non voglio proprio essere una bambina! Voglio essere una torta. Ascoltatemi! Sono una torta! Sono una torta! Mangiatemi! Perché non volete mangiarmi? Hanno dovuto portarmi via con i resti della torta sfatta. Mi tenevo stretta al vassoio, come se senza di esso non potessi esistere. Poi in cucina ci sono rimasta ostinatamente seduta sopra restando immobile. Mia madre sapeva che era meglio lasciarmi stare. Non c'era altro da fare. In effetti avrebbe potuto tagliarmi a fette e dimostrare che non ero una torta farcita. Ma non era nel suo stile. Non mi avrebbe mai nemmeno picchiata. Mi ha lasciato addormentare sul morbido pan di Spagna, in un angolino, vicino alla credenza di quercia un po' scrostata di inizio secolo. Non so cosa pensavi in quel momento nonna, ma qualcosa avrai dovuto pensare. Forse avrai brontolato irritata. Ma certo, era prevedibile! Mia figlia ha sposato un bastardo villano, nulla di strano se ha messo al mondo un mostriciattolo malvagio che ha rovinato il momento più importante di una festa nuziale. Potevi di nuovo, dopo anni di incertezza e perplessità, tirar fuori la tua cocciutaggine, dimostrare ancora una volta a te stessa che qualche anno prima avevi avuto ragione solo tu, ed era andata bene così. Forse in quel momento, guardando come dormivo con la guancia appoggiata sulla fredda superficie della credenza, hai reciso l'ultimo filo di comprensione con tua figlia. Non voglio vedere una cosa del genere, ti ripetevi, non voglio! Non voglio! Se Krystyna ha scambiato il suono vellutato del pianoforte con quell'informe massa grassoccia di carne rosa che ricorda la faccia tosta e l'insolenza di quell'uomo odioso, allora non voglio conoscerla! Non voglio! Non voglio! Non mi hai mai più rivista. Paula invece non l'hai proprio mai vista perché è nata dopo quella festa di matrimonio. In compenso potevi vedere tutti i giorni tua figlia più giovane, Irena, e i suoi figli Pawel; ed Emila. Hai avuto trent'anni a disposizione per volergli bene e loro hanno avuto lo stesso tempo per conquistare il tuo amore. E nonostante ciò hai lasciato tutto a me. Ora sono sulla soglia di casa e osservo la grande tenuta. Non può essere un dono per amore, ma allora cos'è? Un dono per odio? Chi volevi punire? La zia Irena? Pawel? Emila? Mia madre? I cugini che non conosco? O forse tutti? E poi i tetti di quel paesino sonnacchioso che si intravedono nella valle. Sto ferma sulla soglia e cerco di capire quali erano i tuoi piani. Un rompicapo provinciale con tanti punti oscuri, un puzzle di un bel paesaggio di cui la maggior parte delle tessere è andata persa. C'è una casa, gli alberi, spesse nuvole e un fiume dorato, ma non c'è più, o non c'è ancora, gente. Tu sai tutto, io non so niente. Tu conosci già il risultato mentre io sto solo iniziando a incastrare i primi pezzi. Ad ogni modo inizio. .


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