Search for
Login | Username Password Forgot? | Email: | Create Account
Books / Literature | Popularity: 0 | Entries: 330 | Modified: 49d 5h ago | | Add to My Feeds
Fiabe Remix Vol. 1December 26th, 2008
Audiolibro. CD Audio 9788890336638.jpg Autore: Vari Editore: Alfaudiobook Audiolibri Prima edizione: 12/2008 Edizione corrente: 12/2008 EAN-ISBN: 9788890336638 Pagine: 4 Durata: 1h 13' 47" Prezzo di copertina: 12,00 Euro Argomento: Libri per Bambini e Ragazzi Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione Quattro fiabe classiche remixate con suoni elettronici, musiche originali che rendono attuali scritti antichi e intramontabili. Quattro racconti da ascoltare in ogni momento della giornata per entrare in un mondo di favola. Quattro grandi autori per regalare ai bambini il piacere della lingua italiana. LA GATTA CENERENTOLA di Giambattista Basile La fonte principale a cui si ispirò Charles Perrault per comporre la fiaba di Cenerentola. Ed ecco per magia un gruppetto di damigelle che dopo averla fatta bella e splendente come la luna la fecero salire su una carrozza tirata da sei cavalli, accompagnata da staffieri e paggi in livrea. L'UOMO SELVATICO di Gianfrancesco Straparola Dal primo vero padre della fiaba europea. Il re vide uscire da un fitto bosco un uomo selvatico grande e grosso, brutto e mostruoso, che mostrava una forza straordinaria, e tutti rimasero a guardarlo pieni di meraviglia. TOPOLINO di Luigi Capuana Dal grande pioniere e teorico del Verismo italiano. Camminava su due gambe e vestiva come un uomo, alle zampine anteriori metteva sempre i guanti, si chiamava Beppe ma quando non c'era nessuno,la mamma, per tenerezza, lo chiamava Topolino. NEVINA E FIORDAPRILE di Guido Gozzano Una fiaba del grande poeta torinese. Voglio toccare quella neve azzurra, verde, rossa, violetta che chiamate fiori, voglio immergere le mie dita in quel cielo capovolto che è il mare! Note biografiche Giambattista Basile (Giugliano in Campania, 1566 o 1575 - Giugliano in Campania, 1632) È stato un letterato e scrittore italiano di epoca barocca, riconosciuto come il primo ad utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare, fu detto anche il Boccaccio napoletano. Da giovane fu soldato mercenario al servizio della Repubblica della Serenissima. Nel 1608 pubblica il suo poemetto "Il Pianto della Vergine" mentre la massima espressione della sua creatività viene raggiunta nella opera più nota: "Il Pentamerone" ovvero Lo Cunto de li Cunti. Gianfrancesco Straparola (Caravaggio, 1480 - 1557 o più tardi) È considerato il primo vero padre della Fiaba europea. Poeta, romanziere e novelliere, fu un autentico pioniere della narrativa fantastica, scriveva in lingua dialettale settentrionale e bergamasca in particolare. Famosa è la sua raccolta di 75 racconti, conosciuta con il nome Le Piacevoli Notti, pubblicata per la prima volta nel 1550 a Venezia. Luigi Capuana (Mineo, Catania 1839 - Catania 1915), Lavorò come critico teatrale a Firenze e a Milano, dove collaborò al "Corriere della Sera" e come Giovanni Verga è considerato un pioniere del verismo. Nel 1882 uscì il volume di fiabe C'era una volta, mentre risale al 1901 la pubblicazione del romanzo più famoso di Capuana Il marchese di Roccaverdina. Per il teatro scrisse un adattamento di Giacinta, una sua novella e alcuni drammi in dialetto riuniti in cinque volumi dal titolo "Teatro dialettale siciliano". Guido Gozzano (Torino 1883 - Torino 1916) Nacque a Torino dove fondò insieme ad alcuni amici letterati il gruppo dei crepuscolari torinesi. Di salute cagionevole, frequentò la vita culturale e mondana della Torino di inizio secolo. Nel 1907 pubblicò la raccolta di poesie "La via del rifugio" con le originali: "Le due strade" e "L'amica di nonna Speranza". È del 1911 il suo libro più famoso: I colloqui,, collaborò per tutta la vita con giornali e riviste scrivendo recensioni letterarie, fiabe per bambini e novelle. Estratto LA GATTA CENERENTOLA E il giorno seguente, che allegra scorpacciata ci fu! Da dove erano venute fuori tante paste e pastiere, torte e tortellini, pasticci e pasticcini? C'era tanta abbondanza di cose buone che si sarebbe sfamato anche un esercito! Vennero tutte le donne, nobili e popolane, ricche e povere, vecchie e giovani, belle e brutte, e dopo che ebbero fatto onore alla tavola sua maestà fece il brindisi e poi cominciò a provare la scarpina ad una ad una a tutte le invitate, per vedere a chi calzava a pennello. Sperava di riconoscere attraverso la misura e la forma della scarpina la fanciulla che stava cercando, ma non trovando nemmeno un piede che ci stava bene si sentì disperato. Ma non voleva rassegnarsi, e dopo aver ordinato che facessero silenzio disse: "Tornate anche domani, farò preparare qualche cosuccia come oggi, ma mi raccomando, non lasciate a casa nessuna femmina, per nessuna ragione". L'UOMO SELVATICO "Oh!" disse Guerrino al suo compagno, "quando verrà il giorno in cui potrò ricambiare il bene che mi hai fatto? Anche se vivessi mille anni, non potrei ricompensarti nemmeno in minima parte. Che tu riceva tutto il bene che meriti dal grande Benefattore!". Allora il cavaliere sconosciuto rispose: "Guerrino, fratello mio, tu non hai bisogno di ricompensarmi per quello che ho fatto. È tempo che ti sveli chi sono. Tu mi hai salvato dalla morte, e anch'io ho voluto fare qualcosa per te: sappi che sono io l'uomo selvatico che liberasti con amore dalla prigione di tuo padre, e il mio nome è Rubino". E gli raccontò come la fata alla quale aveva salvato la vita lo aveva reso bellissimo e dotato di poteri magici, regalandogli anche il destriero fatato col quale Guerrino aveva catturato i cavalli selvatici. Il principe rimase stupefatto e senza dire una parola, col cuore colmo di dolcezza, lo abbracciò e lo baciò teneramente, proprio come un fratello. Poi, siccome stava per finire il tempo concesso per la prova, se ne andarono insieme a palazzo, e il re diede ordine che le sue amate figlie velate di veli bianchissimi venissero alla presenza di Guerrino. TOPOLINO il bambino crebbe vegeto e vispo da quel topolino ch'egli era. Camminava su due gambe, come un uomo; solamente la mamma lo vestiva in maniera, che del suo corpo non si potesse vedere altro che il volto. Alle zampine anteriori gli metteva sempre i guanti. Gli aveva posto nome Beppe, e così lo chiamavano tutti; ma quando non c'era nessuno, ella, per tenerezza, lo chiamava Topolino. - Topolino, fa' questo; Topolino, fa' quest'altro! E Topolino non le dava mai il minimo dispiacere, e faceva questo e faceva quello. - Dio t'aiuterà, Topolino! E un giorno Topolino disse: - Mamma, voglio fare il soldato. La poveretta che gli voleva bene, piangendo rispose: - Ed io, rimango sola sola? Ora sono vecchia, e non posso più lavorare. - Vi lascerò la mia coda. Quando avrete bisogno di qualcosa, direte: Codina, codina Servi la tua mammina! Ed essa vi servirà, come se fossi io stesso in persona. Se non v'ubbidirà, vorrà dire che in quel momento io corro un gran pericolo. Allora, lasciatevi guidare da essa e venite a trovarmi. Così fece, e partì. Quella coda era fatata. NEVINA E FIORDAPRILE Quando il sughero pesava e la pietra era leggera come il ricciolo dell'ava c'era, allora, c'era... c'era... ... una principessa chiamata Nevina che viveva sola col padre Gennaio. Lassù, nel candore perpetuo, abbagliante, inaccessibile agli uomini, il Re Gennaio preparava la neve con una chimica nota a lui solo; Nevina la modellava su piccole forme tolte dagli astri e dalle stelle alpine, poi, quando la cornucopia era piena, la vuotava secondo il comando del padre ai quattro punti dell'orizzonte. E la neve si diffondeva sul mondo. Nevina era pallida e diafana, bella come le dee che non sono più: le sue chiome erano appena bionde, d'un biondo imitato dalla Stella Polare, il suo volto, le sue mani avevano il candore della neve non ancora caduta, l'occhio era cerulo come l'azzurro dei ghiacciai. Nevina era triste. Nelle ore di tregua, quando la notte era serena e stellata e il padre Gennaio sospendeva l'opera per dormire nell'immensa barba fluente, Nevina s'appoggiava ai balaustri di ghiaccio, chiudeva il mento tra le mani e fissava l'orizzonte lontano, sognando. Una rondine ferita che valicava le montagne, per recarsi nelle terre del sole, era caduta nelle sue mani, che avevano tentato invano di confortarla; nei brividi dell'agonia la rondine aveva delirato, sospirando il mare, i fiori, i palmizi, la primavera senza fine. E Nevina da quel giorno sognava le terre non viste. Una notte decise di partire. .

More from NuoviLibri.It

Fiabe Remix Vol. 1 08 Dec 26
Tracce Sporche 08 Dec 26
Anomia 2003 08 Dec 26
Soggettiva 08 Dec 6
In ultima analisi 08 Nov 22
Reggina 1914-2008. 08 Nov 22
Shai. 08 Nov 22

^ Back To Top