Autore: Alessandro Pola
Editore:
WLM Edizioni
Prima edizione: 12/2008
Edizione corrente: 12/2008
EAN-ISBN: 9788890259661
Pagine: 100
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13,8x20,4 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Argomento: Poesia
Descrizione
In quali danze
annodo le intenzioni,
in quali ritmi
inseguo il tuo profumo:
un lampo epidermico
risveglia l'emozione,
accenti circonflessi
parlano delle tue origini,
virgole aprono cancelli
intravisti nella nebbia.
(chiedo ancora di noi
a un immobile monumento
equestre,
mentre la piazza scintilla
una mattina appena raggomitolata)
Indice
NOTA CRITICA
Un amore con la A maiuscola (
G. Polastri)
L'AMORE, NATURALMENTE!
Le tue mani
Tu
IdentitÃ
Ora
VanitÃ
Luciana
Primavera
Anima
Autoritratto
Don Franco Barbero
Inquisitore
Incomprensioni
Dalle parti del cuore
Passante
Negazioni
Epigramma
Piazza Castello (Torino)
Un cuore vivo
Anche se poi...
Torino
Transessuale
Lontananza
Schizofrenia
Padre
Soffocamento
San Sebastiano
Desiderio
Preghiera
Sul Ponte
Ganimede
Compleanno
Taglio e cucito
Amore
PossibilitÃ
Ricerca
Sogno
Tempo
Sguardi
Insieme
In fondo a noi...
Assenza
Noi
Centenario
Pagine
Vivere
Se (paesaggio)
Silenzio
Narciso
Eccitazione
Saluto
Invocazione
Chat-line
Rapid-eyes-moviment
Il mio doppio
Tu e io
Ancora
I colori dell'anima
Domanda
Un segno
Velato
Inni alla bellezza
Saluzzo
Architetto
Seducente
Parole
Abbraccio
Elementi
Canzone
Un'altra stagione
Scelta
Coniugati
Ipotesi
TransessualitÃ
Ritorno
Profezia
NOTA BIOGRAFICA
Note biografiche
Nato a Ovada il 25 agosto 1967,
Alessandro Pola si laurea in Lettere presso l'Università di Genova.
Nel 1988 pubblica la prima raccolta di poesie intitolata "Frammenti di tempo".
Fra il 1992 e il 1993 collabora a Novi Ligure con il gruppo "Parole e cose" di
Gianni Caccia e Mauro Ferrari e alcune sue liriche inedite saranno inserite nella rivista "Clessidra".
Del 1993 è la sua prima incursione nel mondo teatrale con la scrittura del monologo "Oltretutto" per l'attore
Jurij Ferrini e, nello stesso anno, entra a far parte della compagnia teatrale ovadese de "La soffitta".
Finita l'università , comincia a lavorare con le riviste letterarie "Urbs", dell'Accademia Urbense, e l'"Ancora".
Del 1996 è il debutto come attore nell'opera "Enrico V" di
William Sheakespeare.
Nel 1998 collabora con "La compagnia dello struzzo" di Strevi con cui realizza "Isabella, tre caravelle e un cacciaballe" di
Dario Fo.
Nel 2001 partecipa alla scrittura del testo "Favola" per la compagnia genovese "L'uovo del gallo".
Nel 2005 torna a recitare, ma in un cortometraggio di
Paolo Baschiera intitolato "La madre di se stessa".
La sua vera passione, però, resta la poesia e dopo l'incontro con
Sandro Gros Pietro e con la
casa editrice Genesi nel 1997, nascono le opere "Legami" e "Tessere blu".
Si tratta anche del primo avvicinamento alla realtà torinese e alla città che adotterà negli anni successivi, come musa ispiratrice e luogo della passione.
Genova diventa il passato, la città in cui ha cominciato a vivere.
Torino sarà il suo futuro, lo spazio in cui prendere definitivamente coscienza di sé e la fuga da un ambiente incapace di comprenderlo fino in fondo.
Alessandria e la sua vivace provincia, invece, resteranno il fulcro di una continua ricerca e il posto in cui tornare dopo le fatiche letterarie.
Piemontese di nascita, ma profondamente legato alla cultura e alla tradizione ligure, porterà nelle terre subalpine il prezioso verso, ricco di immagini e natura, della terra di
Montale,
Conte,
Giudici,
Sbarbaro e
Sanguineti.
La vera svolta nella sua attività letteraria si compie con l'adesione al "Progetto Ganimedia", che lo porta nel 2006 alla pubblicazione della breve raccolta "Lampi, rose e dita per un ragazzo ispido".
Alcuni suoi versi, inoltre, saranno inclusi nell'antologia di poesia gay e lesbica "Cuori smascherati", edita da
Ananke.
Con quest'ultima parteciperà per la prima volta da protagonista alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, interpretando alcune delle poesie raccolte nel testo.
Due testi tratti da "Lampi, rose e dita per un ragazzo ispido" saranno inoltre al centro di altrettante iniziative di carattere artistico e musicale.
"Amore" diventerà un'opera d'arte nella collettiva "Happyart 2007", organizzata da R
oberta Arias.
Piero Spina, invece, scriverà una canzone intitolata "Di vento e di foglie".
La collaborazione con
Gianluca Polastri, cominciata nell'ambito delle attività del "Movimento Vulcanista" nel 2000, si sposta ora nell'alveo più specifico della poesia omosessuale e nel progetto di consolidamento di questo genere anche nella terra che fu di
Sandro Penna,
Dario Bellezza e
Pier Paolo Pasolini.
Il passaggio dal verso estemporaneo e diaristico alla creazione di un vero genere letterario, in un momento in cui in Italia le rivendicazioni dei gay diventano un argomento condiviso, impegna anche il
Pola, fra il 2006 e il 2008, in una lunga maratona di presentazioni e dibattiti, conosciuta come "Cuori in tuor", che toccherà alcune delle più importanti città italiane (Roma, Genova, Venezia, Pisa, Viareggio).
Nel 2007 riaffiora la sua passione per la musica antica e per le origini dell'Opera lirica con
Monteverdi e lo porta a scrivere un articolo sulla rinascita della figura di Orfeo nell'ambito del teatro musicale, per la rivista "Convivia" del movimento artisticofilosofico de "L'Auriga".
Lo stesso anno, nell'ambito del "Progetto Ganimedia", collabora con
Ettore Bentivoglio in una rappresentazione tesa fra pittura, poesia e recitazione, intitolata "Sonata per specchio e voce".
In più occasioni si è occupato anche di critica, con interventi incentrati sulle opere di
Alessandra Boresi,
Emma Caratti,
Francesco D'Agosto e
Roberto Vago.
Attualmente vive e lavora ad Acqui Terme in provincia di Alessandria.
Estratto
UN AMORE CON LA A MAIUSCOLA
"L'amore, naturalmente" lascia trasparire già dal titolo il doppio binario su cui l'autore intende far viaggiare il discorso poetico.
In una prima accezione il "naturalmente" è sinonimo di "ovviamente".
È il rinvio alla mera constatazione di come la poesia sia stata nei secoli passati lo strumento principe per descrivere i sentimenti più intimi e più difficili da esprimere.
In una seconda accezione, quella che emerge con maggiore evidenza, il "naturalmente" può leggersi come "secondo natura".
Ma se l'amore è la parte più istintiva dell'uomo ed è il respiro stesso della natura, come può esistere un amore "contronatura"?
Per molto tempo la diffusa ignoranza sull'argomento ha convinto i più dell'esistenza di persone che, per pura ribellione, si sarebbero opposte deliberatamente alla normale manifestazione della propria sessualità .
D'altra parte ciò che non si comprende porta spesso a trovare giustificazioni assurde e sbrigative.
A peggiorare la situazione, almeno in Occidente, ha anche contribuito una forte ideologia morale che indicava nel sesso il principio di tutti i mali, anche in quello in cui erano emotivamente coinvolti un uomo e una donna.
Dopo anni tormentati, passati a celare con cura i propri stati d'animo, il
Pola è riuscito a maturare una consapevolezza di sé e dei propri desideri, imparando a rendere pubblico un sentimento, quello dell'amore per le persone del suo stesso sesso, che ha scoperto essere sostanzialmente identico a quello provato dalla maggioranza eterosessuale.
L'affetto incondizionato nei confronti della madre, sul modello della più classica speculazione freudiana, l'ha spinto per molto tempo a trovare un equilibrio fra la voglia di esistere e il timore di perdere il suo sostegno più solido, in una società maldisposta a concedergli lo spazio necessario per vivere.
Significativi in tal senso sono i versi della poesia Padre, in cui la figura genitoriale si sintetizza in un coltello.
se davvero mi dimenticassi del tuo coltello
(o forse dall'impugnatura c'era un tuo clone
stilizzato impietoso come labbra avare);
Un rancore ancora vivo, come le mattine di nebbia densa che il tempo non ha dissolto, che ha impedito di creare un dialogo necessario.
Un muro che non è di cristallo, come la stanza dell'autore nei versi di Autoritratto.
Uno stato di incomunicabilità che persiste e che il legame con la madre, assunta come modello di un "mondo possibile", rende tollerabile come primo effettivo scontro con la realtà altra, con cui presto entrerà in conflitto.
Sarà proprio la riconciliazione con lo spirito materno, dopo la rivelazione dei confini del proprio desiderio, il vero punto di snodo di un percorso poetico, che negli ultimi lavori si è fatto sempre più chiaro e orfano di espedienti tesi a mascherare i propositi più genuini.
Per anni l'autore è stato vittima di un ermetismo forzato, adottato suo malgrado per non far capire ciò che temeva di dire.
Già nei versi di "Lampi, rose e dita per un ragazzo ispido", edito nel 2006 dalla "Fondazione Sandro Penna",
Alessandro Pola aveva mostrato di voler affermare senza esitazioni, come non si possa rinunciare all'Amore, con la A maiuscola, in nome di una morale miope che pretende di piegare a sé le mille sfaccettature di un mondo complesso e troppo ricco di stimoli ed esigenze, per essere rinchiuso in codificazioni troppo rigide.
Soprattutto quando questi stimoli e queste esigenze sono la voce stessa della natura.
La poesia "Amore" esordiva con il verso: "Lo chiamo con orgoglio Amore".
Nulla di più lontano dai precedenti "Legami" o "Tessere blu", in cui l'amore omosessuale era oggetto di immagini sussurrate, attribuite ad altri o di attrazioni gay indirizzate a simulacri femminili.
Nella seconda raccolta c'è una poesia che enigmaticamente è intitolata "Per ***", in cui l'impellente desiderio nato da un incontro è espresso nei confronti di una "lei", che noi, solo alla luce delle nuove rivelazioni, scopriamo ora essere stato un "lui".
T'ho veduto per caso
e anche la pioggia
pareva assolarsi
Anche nei testi precedenti, comunque, l'amore è istintivo, è passione improvvisa e sentimento irrazionale.
Manca però la coraggiosa affermazione di sé, contro un mondo egoista e bugiardo.
L'omosessualità non è mai una scelta, e questo è ormai assodato.
Se qualcuno osasse obiettare a una tale asserzione, lo farebbe in malafede.
Potrà essere facoltà del singolo decidere di viverla liberamente o meno, ma non è possibile decidere di essere gay o etero, perché anche chi preferirà nascondersi, per non dover affrontare il giudizio sociale, continuerà ad avere attrazione per persone dello proprio sesso.
È la natura a decidere e non l'uomo.
Ed è per questo che secondo il
Pola l'amore, anche quello omosessuale, si esprime "naturalmente".
La metamorfosi verso una maggiore consapevolezza di sé, non si rileva solo nel raggiungimento della perfetta sintonia fra il sé e il mondo esterno, ma anche nell'interrelazione che si crea fra l'individuo e l'altro da sé, attraverso un maggior avvicinamento e coinvolgimento dei sensi.
In "Tessere blu" sono gli occhi a parlare, a cercare l'emozione rubata.
L'appagamento erotico si compie in un gioco voyeristico che non giunge mai al contatto reale.
Così troviamo in "Altrove" le sensazioni accumulate dagli occhi aguzzi, o scorgiamo l'occhio che in "Girasole" si muove verso la luce e il calore o, ancora, negli occhi meravigliosamente spietati della poesia "Occhi", s'instaura un dialogo silenzioso delle apparenze e delle intenzioni.
"Lampi, rose e dita" e "L'Amore, naturalmente!" sono invece le opere del tatto, delle mani.
Le "lunghe dita del desiderio" diventano un mezzo di comunicazione preverbale di sensazioni intime, espresse attraverso un delicato muoversi di immagini che focalizzano l'attenzione sul particolare.
Anche qui gli occhi, gli sguardi, sono ovunque, in un gioco di ricerca e camuffamenti, ma la barriera dell'introversione è completamente superata, in una sorta di sublimazione fisica dell'amplesso amoroso.
La poesia che apre la raccolta, "Le tue mani", è un chiaro esempio di come s'instauri fra i protagonisti dell'azione un erotismo gentile, in cui la carezza è parola e le dita si sfogliano come petali di un fiore, in cerca di un arcobaleno di emozioni.
Le mani accarezzano le mani
non avendo mani e mani :
mi aggrappo a questo gioco
con avida inappetenza :
la pelle si sfoglia in pelle
[ ]
mille scoperte e unghie
intinte arcobaleno
Le dita come petali si ripresentano nella poesia "Primavera":
non trovo la tua mano
tra le mie precipitose
sfumare tinte severe
poi in una corolla vedo
la tua essenza fitta
petalo dopo petalo
o ancora in "Desiderio":
Passo le mie dita palpitanti petali
intorno al mio sogno ricorrente
vedendo scivolare i tuoi veli
Anche il serrato pessimismo di chi sa di non potere, di chi reprime la propria vitalità in nome delle convenzioni sociali, negli ultimi testi viene stemperato in rabbia e malinconia.
L'autore non resta più in disparte, cerca una chiave per entrare in un mondo fatto di porte che diventano accessibili.
Anche i lampi non sono più la luce che proviene dal buio della morte.
Non sono più le lapidi a lampeggiare come in "Funebre":
vedrai di me
(tra le torte arche)
lampeggiare
quella lapide
o "Amen":
se vedrai lampeggiare
la mia pietra tombale
Ora il lampo, sempre presente come incursione di frammenti di ignoto nel mondo reale, non è più un corredo funebre, ma diventa luce vitale che rompe l'oscurità , che porta con sé l'emozione in grado di dare un senso alla vita:
inseguo il tuo profumo :
un lampo epidermico
risveglia l'emozione
Anche il giardino lampeggia di fiori e gemme, in un puntinismo di sentimenti che esplodono e si spargono nella realtà , con l'ambizione di riempire il vuoto di un mondo senza colori.
Il senso diffuso di potenza della natura è inoltre presente nel verso della poesia "Dalle parti del cuore" in cui si leva nel cielo un punteggiare di gabbiani.
Le ultime due raccolte sono la ricerca del luogo, della simbiosi con la città accogliente e magica.
La poesia è dentro di noi, non risiede nelle foglie degli alberi o nella rugiada del mattino.
È per questo che gli elementi aulici e arcadici sono spesso sostituiti da un rapporto personale e quasi umano con le piazze e i monumenti.
Torino è lo sfondo di un'emozione che supera la singola storia e fa da trait d'union fra le vicende amorose di una vita in continua evoluzione e riassestamento:
appena mi allontano
sento la tua mancanza
e penso a piazza Castello
mi meraviglio in via Po
ringrazio un cavallo di bronzo
sperando di riabbracciarti ancora,
Torino città in un volo di colombi
Piazza Castello, cuore del centro storico cittadino, è il luogo dell'intreccio e dell'incontro ed è lì che l'autore si fonde con l'amato.
Palazzo Madama diventa ingombrante nel ricordo di ciò che fu.
L'edificio bifronte, simbolo di quel Giano a cui l'Augusta Taurinorum era votata, è l'immobile segno del tempo, ed è allo stesso tempo inizio e fine, mentre la storia passa e rimane il silenzio.
Nella piazza dove passare
rendeva uno il nostro batticuore
(il doppio castello è rimasto lo stesso)
mi siedo senza un'attesa
E il cavallo del Marocchetti, che occupa imponente Piazza San Carlo, diventa l'interlocutore del poeta che non riesce a darsi pace per una conclusione ancora incomprensibile:
chiedo ancora di noi
a un immobile monumento equestre
mentre la piazza scintilla
una mattina appena raggomitolata
Nella poesia del
Pola l'elemento autobiografico, il suo percorso personale, è molto rilevante, talvolta anche più dell'elemento letterario.
Per poter apprezzare appieno i suoi versi, è necessario sapere qualcosa in più di lui, cercare fra le parole i segni del suo essere in perenne cammino, alla ricerca disperata di un approdo.
L'amore, naturalmente!, al di là di essere un semplice canzoniere amoroso, è un diario delle emozioni.
È il frutto di una scrittura di getto, appena ritoccata per non perdere la forza dell'impeto creativo.
I brevi componimenti sono l'essenza di uno spirito che vive in bilico fra la passione per la situazione, nella sua plasticità apollinea, e l'impalpabile smarrimento dell'incompiutezza dionisiaca dell'attrazione erotica.
La musicalità del verso è lasciata all'energia sprigionata dalla parola.
Non vi è alcuna misura che costringa il discorso, libero da metrica e rime.
E quando si cerca l'effetto, si delega il compito all'accostamento insolito per esprimere l'impossibile.
Ma il
Pola come poeta, prima ancora che come uomo con una storia e con una costante attesa di futuro, in che modo intende il proprio lavoro letterario?
A risolvere questo dubbio ci viene in soccorso il già citato "Autoritratto":
io non so fare altro che
distillare panacee insensate,
fare castelli con le briciole
cercando la chiave per uscire
incontro al Sole
Con una preziosa citazione pascoliana, l'autore descrive i suoi versi come briciole, riportando il suo operare alla missione di un medico dell'anima, che somministra palliativi di cui non conosce l'origine o l'effetto, con la non celata volontà di trovare la chiave per uscire dalla prigione esistenziale di angoscia e solitudine.
Torino, 28 ottobre 2008
Gianluca Polastri
a Marco
LE TUE MANI
Le mani accarezzano le mani
non avendo mani e mani:
mi aggrappo a questo gioco
con avida inappetenza:
la pelle si sfoglia in pelle
dove arrivano le tue mani:
mille sorprese e dita
trillanti farfalle,
mille scoperte e unghie
intinte arcobaleno:
sarà tuo quel ventaglio
ricamato in oro e perle
stretto in mano a un batticuore.
TU
In quali danze
annodo le intenzioni,
in quali ritmi
inseguo il tuo profumo:
un lampo epidermico
risveglia l'emozione,
accenti circonflessi
parlano delle tue origini,
virgole aprono cancelli
intravisti nella nebbia.
(chiedo ancora di noi
a un immobile monumento equestre,
mentre la piazza scintilla
una mattina appena raggomitolata)
IDENTITÀ
La notte raccogli coltelli
(onde di lago lunghissime
lampeggiano il plenilunio):
la brughiera profuma lavanda,
tonfi lontani nel cielo spostano
l'aria alle luci artificiali:
ti intravidi specchiarti
(onde di lago tratteggiate),
ma non erano più tue le labbra
neppure le pieghe del viso,
sembravi tu quel buio
o forse l'essenza della luna.
ORA
a Claudio
Petali soffiati nel vento,
spinti da un gelido vento,
(ritrovo con me una tua immagine
in un cassetto ricolmo di noia):
vorrei sapere dove arpeggino
le tue mani levigate
dalle strette formali,
mi appoggerei ancora piano
per sentirne le pieghe vive,
ma son steli spezzati
i nostri vecchi colloqui
e non vorrei immaginare
nel vento il tuo saluto
col palmo rivolto a un soffio
non so se di vento o di noia.
VANITÃ
Sfiorino adesso la cera della candela
le tue mani nei guanti in pelle,
ne rilascino poi un cauto canto
le labbra sospese tra un dire e un fare,
ne parlino molto i tuoi occhiali
lenti sulle onde del campo fiorito:
(ti ho visto passare senza guardare
in un'altra ribellione codificabile
e nuvole striate proseguivano
la tua muta traiettoria -
non ho pronunciato il tuo nome
tenendo a mente quei libri
dove in ogni pagina specchiammo noi)
LUCIANA
Un lampo ha illuminato
improvviso e sapiente
un abbraccio di gigli
sul tavolo di cristallo
nella sala a tende pesanti.
Luciana,
ricordo ora il tuo sorriso
la voce timida e coraggiosa
di chi negli occhi porta
tante giornate di sole,
quando non volere nuvole
è la cura alla malinconia:
vorrei sapere cosa pensi
(la tua anima è qui ?)
Ora sei tu quel fiore
e mi dici: "Coraggio"
mentre cambio ancora treno.
PRIMAVERA
I tuoi alberi rifioriscono
creando uno spazio nuovo:
il giardino lampeggia
fiori e gemme:
più terso questo cielo
per chi vola senza ali:
non trovo la tua mano
tra le mie precipitose
sfumare tinte severe,
poi in una corolla vedo
la tua essenza fitta
petalo dopo petalo
profumata Primavera!
.